La carezza
Una recensione senza malizia su opere e personaggi, eventi e oggetti (anche tecnologici) della nostra cultura. Ogni lunedì il podcast di Francesco Merlo su Repubblica

Messina Denaro, il viagra e la reputazione dell'ammazzacristiani

Nel 1999, a Catania, fu scoperto il primo bordello con viagra, la prima casa del sesso rianimato. Le pillole stavano in anticamera, dentro a una cesta, e i clienti le ingoiavano nelle pause, specie i più anziani ai quali piaceva lanciarsi in rapporti a ripetizione senza curarsi degli effetti collaterali. Mi è tornato in mente questo episodio e sono andato a cercare gli articoli di allora, compreso il mio, perché il ritrovamento del viagra in casa di Matteo Messina Denaro ha come “alleggerito” sia la biografia nera del feroce criminale e sia lo stupore per il suo arresto “gentile”. L'idea prevalente è che il viagra abbia rovinato la reputazione dell’ammazzacristiani perché aggredisce il mito della virilità del siciliano: “non ce la faceva, altro che Diabolik”. L’ipersessualità, che è una vecchia categoria dello spirito italiano, alimenta pure le barzellette sulle generalità del siciliano che dopo nome, cognome, luogo e data di nascita, alla domanda “sesso?”  non risponde “maschile”, ma “enorme”. Trattandosi di un luogo comune, per giunta pittoresco, non è facile smontare questa sciocchezza, che è coltivata dagli stessi siciliani, come una specialità antropologica, sintetizzata nella parola “minchia”, una separatezza che ci renderebbe uguali, noi siciliani nel mondo, ma diversi da tutti gli altri abitanti della terra. In questo codice della minchia una finestra chiusa in Sicilia significhi paura, un uomo che ride è Liolà,  i cittadini che si fanno i fatti propri  sono omertosi,  e una donna vestita di nero non lancia un segnale sexy come a Parigi ma è lutto e delitto. Nulla di tutto questo è vero. Neppure che il pranzo è una mangiata, che la salsa e il mare siciliani sono i megghiu do munnu, un amico è un complice, un amore è tragedia, un bacio è tradimento, uno sguardo è un ingravidamento e il sesso è, appunto, enorme.

Sono omaggi a Vitaliano Brancati e si capisce che anche il viagra in casa di Messina Denaro sembri un romanzo postumo sull’impotenza nascosta del boss: “Matteo il caldo”. Perciò si ridacchia pensando al “gallo” di Castelvetrano costretto a surrogare la mascolinità e a usare la pillola per caricare la lupara. Quando l’omosessuale Rosario Crocetta venne eletto presidente della Regione, il New York Times lo salutò come un ossimoro antropologico. Incantava il mondo quel governatore dei siciliani che sbaragliava la Sicilia masculazza. “L’omosessualità è una virtù antimafia?” gli chiesi. “Sì. Gay è peggio di cornuto e sbirro. Ci sono intercettazioni di mafiosi che parlano di me: ‘da un finocchio ci dobbiamo far mettere i piedi in testa?”. In attesa, dunque, del boss gay ci tocca ancora ridacchiare con il viagra di Denaro e la lupara di De Niro che in ‘Terapie e pallottole’ minaccia lo psicanalista: “puoi scoprire di me quel che vuoi, ma se scopri che sono frocio, t’ammazzo”.

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