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Trump, Putin e quella telefonata da dottor Stranamore

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La lunga chiamata da un capo all’altro del mondo tra i due leader, al contrario del celebre film di Kubrick, è la nuova vetta del grottesco. Dove basta alzare la cornetta, annullando la democrazia, per spartirsi il mondo
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Spartirsi il mondo per telefono è l’inaudito comico che non si era mai visto, neppure al cinema. Sì, nel Dottor Stranamore di Stanley Kubrick ci sono le telefonate di Peter Sellers, con la linea diretta, hot line e red line, e pure con il telefono a gettoni, ma quelle erano fatte per salvare il mondo dal valzer delle bombe atomiche e non per dividerselo. E invece ormai la storia procede per salti e non c’è più bisogno di organizzare conferenze come a Jalta dove nel 1945 quei tre tiratardi di Roosevelt, Churchill e Stalin si estenuarono dal 4 all’11 febbraio.

Adesso è bastata una tele-Jalta di tre ore e mezza, meno lunga di una televendita di Vanna Marchi. E così, senza cerimonie, la cornetta di Trump è entrata nella galleria degli scettr…

Spartirsi il mondo per telefono è l’inaudito comico che non si era mai visto, neppure al cinema. Sì, nel Dottor Stranamore di Stanley Kubrick ci sono le telefonate di Peter Sellers, con la linea diretta, hot line e red line, e pure con il telefono a gettoni, ma quelle erano fatte per salvare il mondo dal valzer delle bombe atomiche e non per dividerselo. E invece ormai la storia procede per salti e non c’è più bisogno di organizzare conferenze come a Jalta dove nel 1945 quei tre tiratardi di Roosevelt, Churchill e Stalin si estenuarono dal 4 all’11 febbraio.

Adesso è bastata una tele-Jalta di tre ore e mezza, meno lunga di una televendita di Vanna Marchi. E così, senza cerimonie, la cornetta di Trump è entrata nella galleria degli scettri dei re e degli imperatori. Nel museo della Storia, quel telefono fisso con l’aria vintage da mercatino delle cianfrusaglie ha preso il posto delle daghe egizie e dei bastoni dei profeti, più buffo della mano in avorio di Carlo Magno poi esibita da Napoleone, più goffo della croce e della colomba d’Inghilterra, e mettiamoci pure, tra gli scettri metafore mandati in pensione, anche la stanza dei bottoni inventata da Pietro Nenni. Il Grande gioco e la diplomazia sono stati archiviati come scienza del perdere tempo, dell’imbrigliare per imbrogliare. E quelle tre ore e mezza di telefonata qui in Italia sono state analizzate e studiate dai nostri preziosi esperti di politica estera che, a loro volta, hanno sostituito l’Ispi con Otto e mezzo e l’Istituto affari internazionali con Retequattro.

Con l’ignorantissima sapienza dei tempi comici del teatro, ci hanno spiegato il Nuovo Mondo Telefonico, gli ammiccamenti per il Baltico, le esitazioni per la Finlandia, le frasi interrotte e sincopate per il petrolio e il mar Nero, e veloci sul filo sono andati via il Kursk e le zone cuscinetto, e chissà se sono strategici i tossicchiamenti e gli “ehm” su Israele e l’Iran. Interlocutori sarebbero i dodici minuti per la Turchia e il Libano. Trump non sfascia il mondo con la video call aziendalista, si mette in posa con la cornetta in mano e Putin, dall’altra parte del pianeta, fa lo stesso, da scrivania a scrivania.

Le immagini con un oggetto in via di estinzione sostituiscono le foto dei summit. Il tocco demodé di una tradizione che ebbe solide radici rimpiazza il lavoro delle cancellerie, Kissinger e il ping pong. Il telefono di Trump e Putin rimescola il mondo, ma non con la nostalgia: con il ridicolo. Non è come usare la stilografica o la Lettera 22, indossare il Borsalino di Delon e Belmondo, andare in giro per Roma in carrozza o mandare cartoline. Il telefono per spartirsi il mondo è così fuori posto e fuori luogo da trascinarci tutti dentro una parodia del mondo. Il nuovo “sistema culturale di significati” è la comicità. Una volta dei potenti dicevamo: “una risata vi seppellirà”. E invece sono loro che con una risata ci stanno seppellendo.

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