Con lo stizzoso ridacchio «quello si sente Pannella», il deputato Riccardo Magi è stato espulso dalla Camera perché era un fantasma efficace, non uno spettro nero e circondato dalle fiamme dei diavoli, ma un fantasma bianco, non violento, un ectoplasma benefico, un simpatico defunto che, sia pure per un solo momento, ha reso visibile l’invisibile e ha riportato in vita il referendum morto.
Il lenzuolo bianco che Magi ha indossato in Parlamento meriterebbe dunque “il premio Pannella” che, nel Paese dove vengono solennemente assegnati leoni, gatti, donatelli, streghe, gondole e cannoli d’oro, dovrebbe essere destinato non a chi imita meglio Pannella, ma a chi ne ripropone il metodo. Un premio alla radicalità, dunque, in questo caso a difesa dei cinque referendum…
Con lo stizzoso ridacchio «quello si sente Pannella», il deputato Riccardo Magi è stato espulso dalla Camera perché era un fantasma efficace, non uno spettro nero e circondato dalle fiamme dei diavoli, ma un fantasma bianco, non violento, un ectoplasma benefico, un simpatico defunto che, sia pure per un solo momento, ha reso visibile l’invisibile e ha riportato in vita il referendum morto.
Il lenzuolo bianco che Magi ha indossato in Parlamento meriterebbe dunque “il premio Pannella” che, nel Paese dove vengono solennemente assegnati leoni, gatti, donatelli, streghe, gondole e cannoli d’oro, dovrebbe essere destinato non a chi imita meglio Pannella, ma a chi ne ripropone il metodo. Un premio alla radicalità, dunque, in questo caso a difesa dei cinque referendum servilmente nascosti dalla Rai e boicottati da tutte le tv per favorire l’“andate al mare”, il “non votate”, che è un altro fantasma italiano, non il solito botto d’ira di Giorgia dal sangue caliente, ma il suo calcolo vincente, perché somma (legittimamente) il voto del non-voto politico al non-voto per sfiducia, disillusione, ignavia, perché “chi se ne frega”.
Pannella resuscitò con il lenzuolo bianco il referendum morto del 1977 contro la caccia, ma memorabile fu l’anno dopo, il bavaglio con il fazzoletto di stoffa bianca, che nessuno usava più per salutarsi o soffiarsi il naso e non era ancora, piegato a tre punte, lo svolazzo della sola identità fissa del trasformista populista che fu a capo del governo, prima con la destra e poi con la sinistra.
Il 19 maggio 1978, in pieno sequestro Moro, imbavagliati in tv per gli otto referendum, Pannella, Mellini, Bonino e Spadaccia erano i fantasmi mentre le Br erano gli spettri che dall’inferno mandavano le foto di Moro. Fantasmi e spettri non si somigliano.
La civiltà dei fantasmi, da Dickens e Wilde sino a Pannella e ora a Magi, non ha nulla a che fare con i terrori shakespeariani di Amleto, Macbeth, Cesare, il commendatore del don Giovanni, i liquidi gelatinosi di Stephen King, e ci sono anche lo spettro dei dazi, della recessione, della bomba, della guerra mondiale, del clima, del comunismo. Ecco perché lo spettro va battuto e il fantasma va premiato, una volta per esaltare la civiltà dei diritti individuali e un’altra la libertà sessuale che anche il nuovo Papa vuole reprimere.
E poi il mettersi fisicamente a rischio nella fatica del fine vita. E ancora, tra le virtù radicali da covare e scovare, la giustizia giusta e il diritto alla conoscenza: un premio Pannella a un liberale gandhiano, un premio a un “meticcio di Dio”, un premio al digiuno per fermare la ferocia delle carceri e uno allo sciopero della sete per la legalità. Due fessure per gli occhi, un cerchio per la bocca e, voilà, facciamo ripartire la civiltà del fantasma.