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Djokovic, il campione engagé: il tennista si schiera con gli studenti e contro il governo serbo

(agf)

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Il tennista ha espresso più volte il suo sostegno alle proteste anti Vu?i?, fino a decidere di lasciare la Serbia per la Grecia. Un ruolo, quello di esporsi pubblicamente per una causa, che ricorda l’impegno degli intellettuali francesi
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Il tennis è uno degli sport più belli del mondo e il suo campione più grande, il suo Maradona è, dicono gli esperti, Novak Djokovic. Eroe nazionale e popolare serbo, con il fascino e le risorse dell’antipatico, Djokovic, che solo ora, a 38 anni, è entrato nell’età della decadenza atletica, parla della vecchiaia con la saggezza di Seneca: «Non inizierò a lamentarmi, sono stato in ottima forma per molto tempo, e ho fatto un viaggio fantastico, e ora sto solo cercando di trarre il meglio da ciò che rimane di me». Forse questo grande campione è la versione moderna e leggera del vecchio e pesante intellettuale engagé. Si è infatti schierato con gli studenti serbi e le loro grandi manifestazioni di lotta e di fantasia, con la “rivoluzione colorata” contro la corruzione del governo, orribilmente filorusso, di Aleksandar Vu?i?, proprio come nel mitico ‘68 fecero Sartre, Simone de Beauvoir, Marcuse, Reich, Barthes, Foucault e tantissimi altri maîtres à penser.

Come quegli intellettuali, che il…

Il tennis è uno degli sport più belli del mondo e il suo campione più grande, il suo Maradona è, dicono gli esperti, Novak Djokovic. Eroe nazionale e popolare serbo, con il fascino e le risorse dell’antipatico, Djokovic, che solo ora, a 38 anni, è entrato nell’età della decadenza atletica, parla della vecchiaia con la saggezza di Seneca: «Non inizierò a lamentarmi, sono stato in ottima forma per molto tempo, e ho fatto un viaggio fantastico, e ora sto solo cercando di trarre il meglio da ciò che rimane di me». Forse questo grande campione è la versione moderna e leggera del vecchio e pesante intellettuale engagé. Si è infatti schierato con gli studenti serbi e le loro grandi manifestazioni di lotta e di fantasia, con la “rivoluzione colorata” contro la corruzione del governo, orribilmente filorusso, di Aleksandar Vu?i?, proprio come nel mitico ‘68 fecero Sartre, Simone de Beauvoir, Marcuse, Reich, Barthes, Foucault e tantissimi altri maîtres à penser.

Come quegli intellettuali, che il gioioso Maggio scelse a modelli, Djokovic sta con gli studenti rivoluzionari in modo radicale. Ha dedicato le sue vittorie a un ragazzo ferito dalla polizia, ha chiesto, insieme a loro, nuove elezioni politiche, ha assistito a una partita di basket esibendo sulla felpa la scritta: “I campioni sono gli studenti”. La sola cosa che non si è concesso è manifestare anche lui in piazza e farsi platealmente arrestare, come fece appunto Sartre. Si sa che è in crisi l’autorità della cultura, non solo quella umanista e giacobina, e forse i 24 titoli del Grande Slam di Djokovic oggi valgono quel che i titoli della scuola di Francoforte – Eclissi della ragione di Horkheimer, Eros e civiltà di Marcuse - valevano allora.

E però, al contrario di De Gaulle, che nel Maggio francese onorò la disobbedienza civile di Sartre con la famosa frase «on n’emprisonne pas Voltaire», Aleksandar Vu?i?, il suo governo e i giornali che lo sostengono hanno deciso di farsi del male da soli e hanno dato del “traditore” e del “falso patriota” all’idolo delle folle. E addirittura lo hanno spinto ad andarsene definendolo “persona non grata” che è la maniera diplomatica di dire: “pussa via”. Djokovic, che forse è più ribelle di Marcuse e sicuramente più resistente ai fischi che accetta come prova di carattere, si è trasferito da Belgrado alla Grecia con la moglie Ilena, e ha già iscritto i figli, Tara di 8 e Stefan di 11 anni, al St. Lawrence College di Atene. Vedremo dove arriverà. Sicuramente ha nella cassetta degli attrezzi intellettuali tutte le stramberie d’epoca: era contro i vaccini prima che lo diventasse il governo Usa, è ossessionato dall’alimentazione vegana, beve solo acqua pranizzata (boh), abbraccia i tronchi degli alberi e parla con il bosco. Più mattoide e rivoluzionario di Wilhelm Reich, il tennista engagé si confonde con il filosofo engagé. Ecco: Jean Paul Djokovic o se preferite Novak Sartre.

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