Di chi è l’Etna? Neppure l’Unesco sa che i Crateri Silvestri dell’Etna non sono “Patrimonio dell’umanità” ma patrimonio del signor Francesco Russo Morosoli, e non come bene di famiglia dalla fine del 1700, perché invece li ha comprati solo nel 1997, e ora ha deciso che per vederli bisogna pagare il biglietto, 5 euro, «e che sarà mai». Io sono nato lì, ma non sapevo che l’Etna fosse privato, che questi Crateri Silvestri, per essere più precisi, avessero un legittimo proprietario, un signor padrone. E allora, quasi quasi, in questa meravigliosa montagna tutta nera mi compro un bel cratere nero pure io, magari piccolo piccolo, non quello altissimo e famosissimo che sta a 3347 metri e oggi è fatto di due bocche che tra loro non traboccano, la Voragine e la Bocca nuova, non di fuoco ma di gas e minerali che danno al nero le colorazioni del rosso e del verde, del rame e del giallo. E dunque mi accontenterei di comprare, ovviamente in nero, un modesto cratere laterale, di periferia, tanto ce…
Di chi è l’Etna? Neppure l’Unesco sa che i Crateri Silvestri dell’Etna non sono “Patrimonio dell’umanità” ma patrimonio del signor Francesco Russo Morosoli, e non come bene di famiglia dalla fine del 1700, perché invece li ha comprati solo nel 1997, e ora ha deciso che per vederli bisogna pagare il biglietto, 5 euro, «e che sarà mai». Io sono nato lì, ma non sapevo che l’Etna fosse privato, che questi Crateri Silvestri, per essere più precisi, avessero un legittimo proprietario, un signor padrone. E allora, quasi quasi, in questa meravigliosa montagna tutta nera mi compro un bel cratere nero pure io, magari piccolo piccolo, non quello altissimo e famosissimo che sta a 3347 metri e oggi è fatto di due bocche che tra loro non traboccano, la Voragine e la Bocca nuova, non di fuoco ma di gas e minerali che danno al nero le colorazioni del rosso e del verde, del rame e del giallo. E dunque mi accontenterei di comprare, ovviamente in nero, un modesto cratere laterale, di periferia, tanto ce ne sono più di trecento e potrei portarci gli amici a vedere le montagnette nere dalle quali, qualche volta, un fumo bianco esce ancora dopo anni, come la coda di un inferno morto, e potrei fingere come faceva il mago dei maghi Giucas Casella: «quando lo dico io».
Certo, bisogna spiegarlo bene che il biglietto di 5 euro che il signor padrone dell’Etna ha imposto ai turisti e risparmiato ai residenti, non è quello della funivia (50 euro compreso il ritorno) che è anch’essa sua, e dal Rifugio Sapienza ti porta poco sotto la Montagnola a 2600 metri. I Crateri Silvestri stanno accanto al Rifugio Sapienza, a poche centinaia di metri dal piazzale dove c’è il parcheggio a pagamento, anch’esso gestito da lui.
Si lascia la macchina dunque nel “non luogo”, in cui il mondo finisce e l’Etna comincia, il Rifugio Sapienza appunto, casolare e parcheggio, “colonne d’Ercole” da cui fare ali al folle volo tra il nero cupo della pietra e il bianco abbagliante della neve. Se non si vola in funivia o in suv con le guide, il primo incontro è con i Crateri Silvestri: 5 euro. E se fosse vero che i turisti sono un milione l’anno, sarebbero cinque milioni l’anno.
Sia il sindaco di Nicolosi Angelo Pulvirenti e sia il capo dell’opposizione, Nino Borzì, mi dicono che sull’Etna, superata l’altezza delle case e delle vigne, che sono logicamente private, nelle zone delle sommità e dei crateri sono tante le porzioni del vulcano che sono illogicamente private, «ma non esiste una mappatura a parte quella catastale» . I sindaci e i comuni etnei si sentono piccoli piccoli dinanzi a Iddu, il monte, che è anche Idda, la montagna. Ci sono il Parco dell’Etna, la Regione, lo Stato, l’Unesco… di chi è l’Etna? A chi appartengono i suoi crateri? Sembra il seguito di Camilleri: la concessione non del telefono, ma dei crateri. Speriamo che questi improvvidi 5 euro servano a restituire l’Etna a Polifemo che era sì fessacchiotto, ma pur sempre un gigante.