Patty, Madonna e le bambole che non girano
di Francesco MerloChi è più bambola: Madonna com’è, o Patty Pravo com’era? Le bellissime Bambole disegnate da Lotte Pritzel per Rilke arrivano in libreria (Giometti & Antonello), proprio mentre Madonna «si fa girar» come fosse Patty Pravo. «Con loro la bambola — commentava il poeta austriaco — è finalmente libera dalle intuizioni, dalle complicità, dai desideri e dispiaceri dei bambini; è diventata grande, indipendente, è invecchiata anzitempo, affrontando tutta l’irrealtà della propria vita». Infatti, più di un secolo dopo, nessuno pensa ai bambini quando, nel rilancio di una deliziosa canzoncina composta da Zambrini e Cini, con parole di Migliacci, è sottintesa ma vivissima la sfida tra due bambole, ultima genialata di Dolce&Gabbana.
Nel canto, Madonna prende un po’ in gi…
Chi è più bambola: Madonna com’è, o Patty Pravo com’era? Le bellissime Bambole disegnate da Lotte Pritzel per Rilke arrivano in libreria (Giometti & Antonello), proprio mentre Madonna «si fa girar» come fosse Patty Pravo. «Con loro la bambola — commentava il poeta austriaco — è finalmente libera dalle intuizioni, dalle complicità, dai desideri e dispiaceri dei bambini; è diventata grande, indipendente, è invecchiata anzitempo, affrontando tutta l’irrealtà della propria vita». Infatti, più di un secolo dopo, nessuno pensa ai bambini quando, nel rilancio di una deliziosa canzoncina composta da Zambrini e Cini, con parole di Migliacci, è sottintesa ma vivissima la sfida tra due bambole, ultima genialata di Dolce&Gabbana.
Nel canto, Madonna prende un po’ in giro Patty Pravo, aggiungendo al testo, che nell’originale è “very sentimental”, gridolini e ammiccamenti. Il video spot non è all’altezza, con il solito eros che ti fa sentire in bocca l’acqua delle patate lesse. Ci sono il siciliano che mangia la mela del peccato (non è un ficodindia), le grate alla finestra proibita, la penombra, le bretelle nere sulla canottiera bianca, il ménage à trois, il divanaccio di pelle… Era più trasgressiva la signora Coriandoli che alla banda Arbore serviva il coniglio con le cozze cucinato con lo strutto.
È sempre più bugiarda la nostalgia che trucca la memoria degli italiani. Consegna infatti alla bambola l’esprit della generazione del vietato vietare e dell’utopia del mondo al contrario. Semplicemente, non è andata così, e lo dico da testimone informato dei fatti. È lo stesso trucco che alla morte delle Kessler spacciò la militaresca dadaumpa per la colonna sonora della sensualità degli anni Sessanta.
Patty Pravo, che ci «faceva girar come fossimo bamboli», era tutto quello che in Italia avevamo de les années Bardot. Forse, alla fine, era maschile la voce della trasgressione italiana, che per non essere scema, per non esprimersi con 24 mila baci, dovette essere tragica, con Luigi Tenco, che riesce ancora a trasmettere un po’ di quella intelligenza sofferta, di quella rabbia senza molotov del Ragazzo triste, tradotto dall’inglese da Boncompagni, arrochito da Patty Pravo, e censurato dalla Radio vaticana.
Il modello italiano femminile restava la maggiorata: Loren, Lollo, Milo, Silvana Mangano, attrici e personaggi di Fellini, la Ekberg della Dolce Vita, la Saraghina, la Gradisca, la Tabaccaia. Il modello gli è sopravvissuto: Bellucci, Ferilli, Valeria Marini, Fenech, Carmen Russo, Laura Antonelli, Serena Grandi, Belen, Ranieri… La donna in Italia è sempre “tanta” sulle scale di Sanremo. E in mille modi si può cantare la bambola ispirandosi alla sterminata bibliografia, da Baudelaire a Kawabata, dall’ossessione di Kokoschka a Buscaglione e a «una bambolina che fa no, no, no» di Michel Polnareff. Date retta, però, Rilke val la pena (ri)leggerlo e, ascoltando Madonna, hanno più vita le immagini di Lotte Prizel che il bianco autoreggente.