Offro alla memoria dei cinquant’anni di Repubblica il vaticanista Domenico Del Rio, che mi è tornato in mente come un’illuminazione celeste mentre cercavo, tra mille articoli su santo Carlo Acutis e le sue reliquie in tournée - capelli su eBay, e pericardio in chiesa –, non dico l’irriverenza di Del Rio, ma almeno il suo allegro dubitare da credente: eccome se Del Rio era credente.
Nel ventennale della morte del santo quindicenne, ci vorrebbe dunque il sorriso di quel memorabile (e chi non ne ha memoria?) vaticanista che, benché fosse il giornalista più caro a Wojtyła, nel 1985 fu allontanato dall’aereo che portava il Papa in Venezuela. La sala stampa vaticana non gli perdonava, si disse, il glorioso incipit con il quale aveva spiegato la differenza tra Dio e quel Papa: «Dio è in ogni luogo, il Papa c’è già stato». Frate minore francescano, Del Rio per sposare la sua Janja aveva scelto lo stato laicale, ma soffriva di non potere ancora stare, con la nuova famiglia, dentro la sua più g…
Offro alla memoria dei cinquant’anni di Repubblica il vaticanista Domenico Del Rio, che mi è tornato in mente come un’illuminazione celeste mentre cercavo, tra mille articoli su santo Carlo Acutis e le sue reliquie in tournée - capelli su eBay, e pericardio in chiesa –, non dico l’irriverenza di Del Rio, ma almeno il suo allegro dubitare da credente: eccome se Del Rio era credente.
Nel ventennale della morte del santo quindicenne, ci vorrebbe dunque il sorriso di quel memorabile (e chi non ne ha memoria?) vaticanista che, benché fosse il giornalista più caro a Wojtyła, nel 1985 fu allontanato dall’aereo che portava il Papa in Venezuela. La sala stampa vaticana non gli perdonava, si disse, il glorioso incipit con il quale aveva spiegato la differenza tra Dio e quel Papa: «Dio è in ogni luogo, il Papa c’è già stato». Frate minore francescano, Del Rio per sposare la sua Janja aveva scelto lo stato laicale, ma soffriva di non potere ancora stare, con la nuova famiglia, dentro la sua più grande famiglia francescana.
E lo confessava a Scalfari: «Questo sarà un Natale triste per me e per Janja». Lo ha rievocato pieno di affetto (ilregno.it) l’autorevole vaticanista Luigi Accattoli, che stava allora anche lui a Repubblica. Chissà, dunque, quale paesaggio italiano “dipingerebbe” Del Rio con al centro mamma Antonia che certamente tornerà a santificare il figlio in ogni tv della Terra e almeno in un altro libro di rivelazioni (il sesto?). La ricordo con Silvia Toffanin a Verissimo: «Come si sente lei che è la mamma?», e la signora si compiaceva di dividere la sua fortuna di mammasantissima con Assunta Carlini, bedda matri di Maria Goretti.
Meriterebbero una divertita riflessione anche le denunce del vescovo alla procura di Perugia per falso, truffa, e traffico di reliquie. Varrebbe, cioè, la pena di leggere le carte dei pm che cercano la verità in un mondo in cui la verità e la falsità delle cinque teste del Battista e delle 13 lenticchie dell’Ultima Cena sono certificate solo dalla Fede: credo quia absurdum.
So che può sembrare un’irridente diavoleria, ma ho visitato il sito Maria Vision e, evitando gli altri sentieri di disvelamento, ho cliccato sull’immagine, non troppo vivificante, del corpo morto del povero Carlo, che è sepolto e esposto a Assisi.
C’era scritto: «Affida la tua intenzione al santo Carlo Acutis». Ho compilato l’apposito modulo con nome, cognome e email, poi nello spazio delle intenzioni ho affidato la mia: «Prego il santo di portare il Catania in serie B, se se la fida». Tra le tante opzioni di pagamento ho versato 10 euro con la carta di credito riempendo la nota così: “Forza Catania, ca st’annu nni ni iemu in serie B”. Non sono tifoso, ma da ragazzino andavo al Cibali (“ora si chiama Massimino”) e ricordo l’universo insensato del tifoso devoto, dell’infoiato estatico, del giovanissimo che faceva pendere dalla curva sud un enorme striscione, 20 metri per trenta, con l’immagine di sant’Agata. Era santo anche lui?.