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Così l’Odissea ci fa riscoprire l’erotismo da film

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Corrono le tre ore senza neppure un amplesso furioso di Ulisse con Calipso. Nolan non ha estenuato in scene “esplicite” Circe, Elena e Penelope: non c’è sesso, dunque non c’è noia
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Non c’è sesso e dunque non c’è noia. Corrono le tre ore dell’Odisseasenza neppure un amplesso furioso di Ulisse con Calipso, che ha la bellezza irresistibile di Charlize Theron. Christopher Nolan non ha estenuato in scene “esplicite” Circe, Elena e Penelope. Non ci sono i soliti lunghi primi piani alternati di bocca e vagina, ma quest’Odissea è un capolavoro di erotismo, sin nelle mani di Euriclea che riconoscono al tatto la cicatrice di Ulisse, e persino nel movimento della coda spelacchiata di Argo che finalmente può morire.

L’erotismo è il contrario del “vedo nudo” dei registi che si sentono fighi perché esplorano i particolari ginecologici, incalliti onanisti che spacciano per arte le loro estenuazioni. Eppure, la storia si prestava al sesso come …

Non c’è sesso e dunque non c’è noia. Corrono le tre ore dell’Odisseasenza neppure un amplesso furioso di Ulisse con Calipso, che ha la bellezza irresistibile di Charlize Theron. Christopher Nolan non ha estenuato in scene “esplicite” Circe, Elena e Penelope. Non ci sono i soliti lunghi primi piani alternati di bocca e vagina, ma quest’Odissea è un capolavoro di erotismo, sin nelle mani di Euriclea che riconoscono al tatto la cicatrice di Ulisse, e persino nel movimento della coda spelacchiata di Argo che finalmente può morire.

L’erotismo è il contrario del “vedo nudo” dei registi che si sentono fighi perché esplorano i particolari ginecologici, incalliti onanisti che spacciano per arte le loro estenuazioni. Eppure, la storia si prestava al sesso come spiega bene Totò nella scenetta che in questi giorni ha conquistato i social. Nelle vesti del severo professore moralista, Totò sghignazza – hehehè hihihì – quando l’alunno definisce Ulisse «astuto e valoroso eroe». No, lo riprende il professor Totò, «Ulisse era un porco» e «Omero anche». Sicuramente “navigare” allude a ogni genere di variazione erotica, anche a quella cantata da Dalla e De Gregori su «come fanno i marinai ad amarsi tra di loro e a restare veri uomini, però».

Persino i pretendenti della regale, ma fragile Penelope, che ha il corpo altero e irraggiungibile di Anne Hathaway, sono sì 108 gran cafoni, ma nei loro banchetti a scrocco non c’è la lascivia che domina il cinema, soprattutto quello in costume sull’antichità selvaggia, e cito di passaggio il successo ormai evergreen dello Spartacus di cui ho visto qualche puntata a saltare su Netflix e mi è sembrato un affollatissimo catalogo di orifizi e gole profonde, penetrazioni, violenze, sangue e arena, fruste e, come si diceva una volta, seni turgidi e labbra tumide, con la conquista del pene in primo piano, roba da spegnere la tv e metterci sopra il cartello: “porno subito”. Qui invece neppure la decadenza di Itaca è usata per quell’esibizione di vizio e di lussuria che al cinema è una, dieci, mille volte, La caduta degli dei di Visconti, dai maiali di Circe ai maiali di Epstein.

Dicono che l’industria cinematografica si sia accorta che il sesso è ormai diventato pigrizia e ripetitività come gli inseguimenti delle macchine: un riempitivo. Negli ultimi dieci anni sarebbero diminuite del 40 per cento le scene di sesso ma sarebbe invece aumentata l’intensità. Non so quali strumenti di misurazione abbiano usato, è vero che come la violenza è sempre più cruda, così anche il sesso è sempre più infuocato, si tratti di un film sugli impiegati di Wall Street o sulle bellezze di Napoli. Al contrario, nel film che racconta l’infedeltà di Ulisse l’erotismo caccia via il sesso, come nel famoso finale di Intrigo internazionale quando Cary Grant e Eva Marie Saint si ritrovano nel vagone letto, e lui la tira su verso la sua cuccetta. Sul The End il treno entra nella galleria.

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