Il Big Ben ha detto stop
di ANDREA IANNUZZILondra non chiama più. Nella notte del Capodanno anti-europeista - tra brindisi analcolici per celebrare il divorzio e ubriacature tristi e solitarie per salutare i fratelli oltre Manica – il Big Ben ha detto stop. Alla fine, dopo tanti annunci e rinvii, la Brexit è arrivata, anche se i suoi effetti cominceranno a vedersi solo nei prossimi mesi.
I confini del sogno europeo da oggi sono più ristretti anche se, come dice Tony Blair intervistato da Repubblica, la geografia non la puoi cambiare: il Regno Unito resta lì, a due ore di Ryanair e per gli europeisti di Gran Bretagna è giunto il momento di smettere di piangere e provare a guardare avanti.
Il lato positivo di tutta questa faccenda è che la Brexit diventa uno spartiacque, un punto di caduta nel dibattito pro o contro l’Europa che anima da anni le campagne elettorali nazionali, come spiega Andrea Bonanni. Londra ha dimostrato che uscire si può, quindi non ci sono più alibi né ricatti: chi sbraita contro Bruxelles e dice di volersene andare, prego si accomodi: la porta è aperta. Ma deve accettarne le conseguenze e adesso avrà anche una pietra di paragone: il tempo ci dirà se la scelta di Boris Johnson sarà stata efficace o catastrofica.
Chi invece vuole restare, non ha più scuse: deve impegnarsi, essere ancora più convinto dell’importanza e del valore dell’Unione. Per dirla con i Clash: London calling, to the imitation zone. Forget it, brother, and go it alone. Non c’è niente da imitare, bisogna cavarsela da soli.