A lodo mio
Andrea IannuzziNon è facile stare dietro alle contorsioni del Parlamento in una giornata che incrocia i destini giudiziari dell'ex ministro dell'Interno con quelli di migliaia di indagati attuali e futuri. I piani sono diversi, ciò va detto, ma la sensazione che si oscilli tra garantismo e giustizialismo a seconda dei casi e dei momenti può confondere gli osservatori meno attenti.
Matteo Salvini aveva chiesto di essere processato per il reato di sequestro di persona sul caso della nave Gregoretti: è stato accontentato dai suoi avversari politici, nonostante il tentativo di salvarlo - non richiesto, ma forse gradito - dei suoi alleati di centrodestra.
Ora il leader della Lega, se dovesse davvero comparire in un'aula giudiziaria, trasformerà un processo penale in un processo politico chiamando a sua difesa "il popolo italiano" (o almeno la parte che lo sostiene e lo vota: quale migliore occasione per un populista per completare il proprio disegno di sovrapposizione dei poteri? Sui nuovi scenari aperti dal voto del Senato riflette Stefano Folli: "Si può supporre che Salvini sia più forte nel Paese e più debole nel Palazzo".
Quasi contemporaneamente, le commissioni della Camera registravano una strana convergenza tra il fronte di centrodestra e Italia Viva per tentare di rinviare la riforma della prescrizione, come previsto dal cosiddetto "lodo Annibali", dal nome della deputata renziana Lucia Annibali che lo ha proposto.
Tentativo fallito, bocciato dalla maggioranza Pd - Leu - 5 Stelle. Ma sulla vicenda non c'è la parola fine: in ballo c'è un altro lodo, questa volta di maggioranza, che propone un compromesso più digeribile anche ai garantisti del Pd. Tecnicismi, difficili da spiegare e giocati tutti sul filo dei diversi interessi da tenere insieme, come spiega Michele Ainis. La sensazione complessiva è che sull'interesse collettivo prevalga sempre il tornaconto personale: voi fate come vi pare, io faccio a lodo mio.