Giustizia umana
Laura PerticiÈ la prima intervista a un quotidiano di Marta Cartabia, presidente della Corte Costituzionale. Parla chiaro, con tono caldo. Appena eletta alla Consulta, nel dicembre scorso, dichiarò: “Ho rotto un cristallo, spero di fare da apripista”. Mai nessuna donna aveva ricoperto il ruolo che ora incarna lei. Nelle risposte che dà a Liana Milella, per quel che dice, per come lo dice, si sente. L’altro ieri è stata depositata alla Corte la sua ultima sentenza da relatrice. Alla Consulta Cartabia è arrivata nel 2011 e dal 2014 allo scorso anno è stata vicepresidente, rimarrà dunque in carica fino al prossimo settembre, quando saranno trascorsi i nove anni previsti per l’ufficio di un giudice costituzionale.
Ebbene, la sentenza appena rilasciata coinvolge le detenute madri e i figli disabili. Perché questo ultimo atto? “Non abbiamo voluto rinviarla perché riguarda la vita in concreto di due donne. Oltre che la reclusa n’era coinvolta anche un’altra incolpevole: la figlia disabile”. Una giustizia dal volto umano, chiede infatti Cartabia. E al nostro giornale racconta della Costituzione portata nelle carceri, “il luogo più remoto della società”, perché la Carta deve bilanciare le esigenze di tutti, tutela anche gli ultimi. Sul dibattito politico di queste settimane prova a non entrare: “La Corte non è un attore politico e non ha un programma politico da realizzare”, è un organo di garanzia, rammenta. Però non si sottrae a una risposta sulla giustizia. “È evidente che i processi troppo lunghi si tramutano in un anticipo di pena”. Poi si ricorda di Liz, ragazza dominicana che ha combattuto per il suo domani, maturando la rinascita dentro una cella. Non poteva essere lasciata sola.
Tutt’altra pagina apre Gad Lerner, analizzando le mosse di Matteo Salvini. Un moderato per finta, riflette, che non ha affatto archiviato l’Italexit.