8 marzo, nonostante il virus
Laura PerticiÈ l’8 marzo. Vi sembra? Ce la fate a ricordare che quella di oggi è anche una festa? In queste ore per molti è difficile. Per qualcuno impossibile. Il nord chiude, la Lobardia si blinda, per undici province la bozza del nuovo decreto del governo impone il divieto d’ingresso da qui al 3 aprile. Ogni cosa è appannata. Non si sa bene per quanto tempo avremo a che fare con l’emergenza coronavirus. Come dovremo organizzarci. A quante cose rinunciare o quanti progetti rimandare.
E allora, nella nostra nuova vita piena di zone rosse e smarrimenti, proviamo a fare quello che non è vietato. Proviamo a non essere cupi. Impegniamoci a non fare resistenza, a riempirci di leggerezza, anche solo quella di esser ragionevoli e oggettivi, finalmente non tifosi. In questa giornata spesso sepolta da retorica e propositi inconsistenti, insopportabili quanto il politicamente corretto, c’è un motivo in più, proprio adesso, per essere disponibili. Perché serve. Ne abbiamo tutti bisogno.
E di sicuro tutti, da qualche parte, custodiamo un sorriso. Sfoderiamolo. Vedete meglio ora? Sono belle le donne al microscopio, in corsia, dentro le tute marziane della rianimazione, a casa con i bambini senza scuola, con i loro vecchi fragili. E sono belli i loro compagni di disavventura. Per dire grazie, a ciascuno, i baci al momento non si possono regalare. Ma la mimosa sì. Auguri di cuore.