21 rose della Repubblica
Laura PerticiAvrebbero voluto portare una corona d’alloro anche loro, sulla tomba del Milite ignoto. Dopo il Capo dello Stato, certo, ma alle 11 del 2 giugno avrebbero voluto salire le scale dell’Altare della Patria per entrare a gamba tesa nella tradizione della Festa della Repubblica. Non si può, ha risposto Palazzo Chigi, dove era arrivata la richiesta del centrodestra promossa e firmata da Giorgia Meloni e poi allargata a Matteo Salvini e Antonio Tajani. La cerimonia può essere celebrata solo dal presidente, in rappresentanza della nazione.
Eppure la destra proverà ugualmente a impossessarsi di una giornata che appartiene ai cittadini della Repubblica. In una miscela confusa e potenzialmente esplosiva, in piazza torneranno gilet arancioni (negazionisti Covid) e neofascisti, populisti e no vax. Fratelli d’Italia e Lega hanno organizzato flash mob in cento città. Gli ultrà dell’estrema destra invece verranno a Roma sabato prossimo.
L’ipotesi di un Paese riconciliato è già dimenticata. Le destre hanno tutto l’interesse a soffiare sul fuoco delle rabbie sociali e del disagio economico provocato dalla pandemia. Spiega il politologo Ilvo Diamanti nelle sue Mappe: la richiesta di un leader forte è condivisa soprattutto da chi ha più paura del contagio e l’emergenza giustifica una sospensione dei diritti democratici per quattro italiani su dieci.
Ma ci saranno anche 21 rose in questo 2 giugno. Un fiore per ciascuna madre costituente, “donne che hanno portato il peso delle lotte e delle conquiste che sono scolpite nella Carta costituzionale”, scrive Giovanna Casadio. L’idea è della presidente dell’Anpi Carla Nespolo. È una bellissima iniziativa. Era tempo che ci si ricordasse di loro.