Otto minuti e 46 secondi
Otto minuti e 46 secondi di silenzio hanno riempito la cerimonia che ha ricordato George Floyd a Minneapolis. Ma la morte dell’uomo afroamericano, ucciso dalla polizia lo scorso 25 maggio, ha fatto alzare la voce a milioni e milioni di persone. Hanno manifestato in tutti gli Stati d’America, hanno chiesto di fermare le violenze e i pregiudizi. Il reverendo Al Sharpton ha chiesto simbolicamente di togliere il ginocchio dal collo degli afroamericani. “L’America non è mai stata fantastica, great (come ricordava lo slogan di Donald Trump nel 2016), per i neri, per i latinos, per le donne. Ora è tempo di marciare e andare a votare”.
L’ondata di proteste - moltissime civili e pacifiche, ma in una parte anche violente - aggiunge al 2020 incredibile che stiamo vivendo un ulteriore elemento di incertezza in vista delle presidenziali del 3 novembre. L’andamento positivo di Wall Street sembra suggerire che il mercato creda alla conferma di Trump e alle sue iniziative fiscali molto positive per le grandi aziende. È la speranza del presidente in carica, che ha in mente la famosa maggioranza silenziosa plasmata da Richard Nixon. Ma se le milioni di persone che hanno scelto di manifestare portassero più persone a votare negli stati decisivi per i democratici, la corsa di Joe Biden, che è in vantaggio nei sondaggi nazionali, potrebbe essere ben più semplice.
Dopo molto silenzio, ha scelto di parlare anche Jim Mattis, generale a riposo dei Marine con quattro stelle. Mattis è un uomo di destra, ricorda Federico Rampini, ma accusa Trump di voler dividere il popolo americano. “La discesa in campo di un conservatore che gode di ampio rispetto tra i militari come Mattis, è un segnale di rottura tra il presidente e quello che si può definire il Deep State militare e repubblicano. Trump è convinto che la maggioranza degli americani in divisa voti per lui. La dichiarazione di Mattis potrebbe costargli cara”.