November morn
di Laura PerticiCosa si saranno detti J&J? Joe Biden e Jill, sua moglie, insegnante d’inglese, nonni siciliani, la prima donna a non mollare il lavoro solo perché suo marito era diventato vicepresidente, ai tempi di Obama. E come avranno esultato Kamala Harris e suo marito Douglas Emhoff, avvocato sposato a cinquant’anni, lei che ha avuto la notizia più bella giunta mai dalla Pennsylvania, mentre era di ritorno dalla corsetta antistress. Passati quattro giorni dall’Election day, sembrava che la conta non finisse più. Invece a un certo punto i numeri hanno preso il sopravvento, la prudenza si è polverizzata e un abbraccio, una lacrima, una risata, qualcosa di unico e profondo sarà successo, prima che il telefono cominciasse a squillare.
Dal 20 di gennaio due coppie molto diverse lavoreranno alla Casa Bianca e due donne semplicemente contemporanee daranno un’impronta nuova che potrebbe allungarsi sino al 2024, chissà. Harris è la prima numero due degli Stati Uniti e viene da un mondo ricco di diversità: padre giamaicano, madre indiana, ha passato la sua vita a difendere i diritti, troppo dura o troppo morbida che sia stata giudicata, oggi ce l’ha fatta. Joe Biden con i suoi 77 anni è l’uomo più maturo che si sia mai candidato alla presidenza Usa, ha perso una moglie e una figlia, da giovane, poi un altro figlio, cinque anni fa. Lui, lei, tutti quelli che potranno, dovranno riconciliare un Paese spaccato a metà. Tutt’altro che detrumpizzato. Sarà un lavoro molto duro. Meglio emozionarsi ora, dunque, al pensiero del momento magico in cui è arrivata la notizia, 17.24 ora italiana, l’annuncio l’ha dato la Cnn. “We did it”, ha detto Kamala a Joe. Non ci si credeva quasi più. Bisognerà crederci moltissimo d’ora in poi, perché funzioni.