Nel Paese delle meraviglie
di Beniamino Pagliaro“I mercati hanno copiato Alice: hanno attraversato lo specchio di Trump, Biden e Covid, sono finiti in un mondo al rovescio e, per ora, pensano di essere nel Paese delle meraviglie”, scrive Francesco Guerrera nell’editoriale che registra le evoluzioni del primo lunedì dopo il voto negli Stati Uniti.
L’annuncio di Pfizer sui test molto incoraggianti per il vaccino ha stimolato gli entusiasmi dei mercati ben più della conquista della Casa Bianca da parte di Joe Biden: non bisogna guardare soltanto ai titoli di borsa delle società farmaceutiche. Le azioni che più hanno sofferto durante i lunghi mesi del Coronavirus hanno registrato un’impennata: dunque le società energetiche e le compagnie aeree si sono riprese sulla promessa che useremo più carburante perché torneremo a viaggiare. Netflix e Amazon, che sono cresciute lungo l’anno perché eravamo chiusi in casa, registrano una frenata.
Questo è però uno dei casi in cui tra finanza e economia reale si apre un ampio divario. La borsa e gli investitori possono, anzi devono, vivere della promessa di un risultato futuro e attendere pazientemente. Tradurre questo nella vita dei cittadini e delle imprese è ben più complicato. La Borsa di Milano ha dunque festeggiato con il resto dei listini occidentali nonostante cinque regioni diventino zone arancioni, dunque più a rischio, e l’impatto della seconda ondata del virus non sia sotto controllo.
Bisogna quindi pazientare per capire se il balzo sia soltanto “il trionfo della speranza sull’esperienza”, come sostiene un veterano dei mercati. Dipenderà ancora dalla capacità di convivere con il virus finché davvero il vaccino non risolverà parte dei problemi, e dunque dipenderà anche molto dalla classe dirigente.
In ogni caso, dopo anni complicati, in pochi giorni l’alleanza atlantica segna il secondo punto: dopo la vittoria di Biden, decisamente più dialogante con l’Europa del riottoso predecessore, il primo vaccino ad avvicinarsi ai pazienti nasce tra Germania e Stati Uniti.