Gli esclusi
di Cristiana SalvagniI nuovi esclusi a causa della pandemia sono i bambini e i ragazzi. In particolare alcuni alunni e alcuni studenti per i quali aumenta la dispersione scolastica e si dilata la forbice delle diseguaglianze formative ed educative. Da cui deriveranno, domani, le diseguaglianze economiche e sociali.
Queste disparità rischiano di essere specialmente accentuate in Italia perché, come scrivono Tito Boeri e Roberto Perotti, le scuole sono rimaste chiuse più a lungo durante la prima ondata di Covid. E gli studi svolti sui periodi di lockdown descrivono forse l’ovvio, e cioè che gli studenti che vanno peggio sono quelli che hanno meno autodisciplina o che le famiglie con un basso livello di istruzione aiutano meno i figli durante l’apprendimento da casa, o ancora che seguire le lezioni in una casa piccola e affollata e con una connessione traballante ha la sua parte. Colpisce però l’entità del fenomeno proiettata sul futuro visto che nel nostro Paese le scuole sono state chiuse 105 giorni contro i 67 della Spagna, i 53 della Germania, i 48 dell’Olanda.
Ma davanti ai quasi mille morti, il bilancio più nero dall’inizio dell’epidemia, le misure restrittive anti Covid ci raccontano anche un’altra esclusione. Quella di chi vive solo o lontano o in un comune diverso da nipoti, nonni, figli, genitori e fidanzati. O di chi sceglie di non vederli per non rischiare di contagiarli. E dovrà quindi trascorrere i giorni di festa senza i propri cari.