SuperMario
di Andrea IannuzziCominciamo dalla fine. Mario Draghi, forse l'italiano più stimato e rispettato nell'establishment europeo, è l'uomo scelto da Sergio Mattarella per condurre il Paese fuori dalla crisi (pandemica, sociale, economica, politica) guidando un governo "di alto profilo" e "non politico", per usare le parole del capo dello Stato.
Vedremo nei prossimi giorni se il governo Draghi, più volte evocato negli ultimi anni, otterrà la fiducia del Parlamento (certi i voti del Pd e di Italia Viva, mentre il centrodestra è spaccato con Forza Italia che voterà a favore, la grande incognita rimane il Movimento 5 Stelle). Di sicuro, lo scenario è cambiato radicalmente in poche ore. E ha portato il presidente della Repubblica, come racconta Concetto Vecchio, a prendere una decisione perentoria e immediata dopo il fallimento del mandato esplorativo di Roberto Fico.
Il tavolo della trattativa è stato carico di tensione durante tutta la giornata, con dichiarazioni oscillanti fra l'ottimismo e l'evidente diffficoltà a trovare un accordo. Alla fine è stato Matteo Renzi a chiudere la porta al Conte - ter. Ma ragionare sulle responsabilità ora lascia il tempo che trova: si apre una nuova fase, come spiega nel suo commento Stefano Folli, che sottolinea il mandato non solo istituzionale dell'operazione Draghi, ma anche politico, "nel senso di una ricostruzione morale del paese, di una ripresa dello slancio che permise a suo tempo la rinascita post-bellica". Insomma, è arrivato il suo momento: whatever it takes, per citare la sua frase più famosa, siamo nelle mani di SuperMario.