Sangiovanni, o della fragilità
Mentre Fedez spiega perché è nullatenente (“ho tutto intestato alle mie società”, ribadisce infastidito in queste ore per una contesa col Codacons di quattro anni fa, “e come mai?” verrebbe da chiedergli se rispondesse una volta alle domande), mentre Lorenzo Biagiarelli food blogger compagno di Selvaggia Lucarelli, torna sulla vicenda della ristoratrice suicida che gli è costata odio e minacce, vicenda che ricostruisce passo dopo passo a un mese di distanza ma evitando accuratamente di chiedere scusa o manifestare su di sé qualche dubbio, come il sistema della comunicazione che mette sotto accusa in qualche caso, non a caso, ha provato invece a fare. Ecco mentre accade questo, Giorgia Meloni dialoga a Roma con il premier romeno Marcel Ciolacu e fa riferimento agli italiani in carcere all’estero, che possono scontare la pena in Italia, dice, dando quasi per ovvia la colpevolezza di chi oggi attende giudizio, come Filippo Mosca, appunto detenuto in Romania, o Giulia Salis, in Ungheria. Al Circo Massimo arrivano intanto pochi trattori e Vincenzo De Luca, governatore campano si avvicina a Roma per protestare contro l’Autonomia, a Bologna ancora manganelli davanti a una sede Rai, la Lega invece si impunta sul terzo mandato per non darla vinta a Fratelli d’Italia. Ma in tutta sincerità è da ieri che pensiamo a Sangiovanni, 21 anni, che dopo Sanremo con parole sue ci fa capire: “Io per un po’ scendo”. E allora parliamo di lui. Di noi.