Le vincitrici
di Laura PerticiIn estrema sintesi. In Italia, nel voto europeo, ha vinto Giorgia Meloni. Elly Schlein ha imposto un percorso virtuoso per il Pd - più cinque per cento delle politiche, dal 19 al 24, è il partito che cresce di più dal settembre 2022 - riaccendendo le speranze degli elettori. I quali si sono fidati di amministratori considerati competenti: Stefano Bonaccini, 375mila voti nel nordest, Antonio Decaro, quasi cinquecentomila al Sud, sindaco affatto frenato dalla vicenda dell’inchiesta barese che ha investito non lui ma il Comune, però insomma, sarà stato preoccupato, no? Matteo Ricci, Giorgio Gori. E poi Cecilia Strada 255mila voti nel Nordovest, al netto del marziano Marco Tarquinio, ex direttore di Avvenire che infatti ha fatto flop. Poi c’è la Lega che paga le scelte di Matteo Salvini e scende al 9 per cento dal fantasmagorico 34 di cinque anni fa (alle politiche era all’8.9). La resa dei conti interna è all’orizzonte, con i governatori del Nord che reclamano il partito autentico, non quello dopato dal generale omofobo, xenofobo e fascista Roberto Vannacci, forte di un enorme successo personale, cinquecentomila voti da capolista everywhere, ma a scapito dello stesso segretario. E c’è Antonio Tajani che supera il Carroccio con la sua vecchia, nuova Forza Italia al 9,6 (stava all’8,3, ma qui la notizia è appunto nel sorpasso), e c’è il super tonfo dei Cinquestelle di Giuseppe Conte (e poi di chi altri? Lo stop al terzo mandato ha desertificato il Movimento, orfano di volti e linea, a parte quella pacifista essenzialmente in opposizione alle scelte sulle armi del Pd. Infine - ma avremo giorni per osservare con cura i dettagli, adesso è importante rimanere sugli elementi macroscopici e così cominciare a percepire una visione cristallina - c’è Ilaria Salis, la donna numero tre al centro di questo voto europeo. Ha portato Avs lì dove osano di solito solo gli altri, al centro della scena, 6.8 per cento, non lo avevano visto mai. Ci sono i diritti di mezzo (quelli dei detenuti, quello di un processo giusto in Europa), una storia, ancora una volta un volto, ora il padre che per lei ha fatto campagna elettorale chiede che la docente precaria ai domiciliari in Romania sia liberata. Quindi c’è la sconfitta cocente dell’unico capo di partito candidato che avrebbe voluto andare a Strasburgo, Matteo Renzi, e del fratello coltello Carlo Calenda: non superano lo sbarramento del 4 per cento. In Piemonte si conferma presidente Alberto Cirio, forzista. A Cagliari vince Massimo Zedda contro Alessandra Zedda. Lui è l’ex sindaco di Sinistra ecologia e libertà.