La politica squadrista
di Laura PerticiMentre Giorgia Meloni nel resort pugliese di Borgo Egnazia prepara strategie e doni per gli ospiti del G7 che inizia oggi, arriva quello che a Palazzo Chigi chiamano sgambetto alla premier. Dalla bozza del vertice viene espunto il passaggio sull’aborto, il pieno impegno che i Grandi lo scorso anno a Hiroshima avevano assunto per la prima volta nei confronti delle donne e della loro salute, nel mondo. Cosa è successo? Fonti del governo assicurano: nessuno ha cancellato niente, al massimo l’Italia nel confronto con gli sherpa avrebbe chiesto di farlo (si sospetta nei retroscena), comunque il documento finale sarà il punto di caduta della discussione tra i membri del vertice, dice l’esecutivo. Il che vuol dire la stessa cosa. Ma la notizia sta più nel fatto che il pressing per tornare sull’argomento aborto e irrobustirlo rispetto al Giappone, sia arrivato da Francia e Germania per porre l’accento sui diritti che in Patria, Meloni, fa fatica ad accettare e tende a svuotare (vedi volontari anti-abortisti infilati nei consultori). Da qui la sensazione della premier di essere sotto tiro. E perché? Per l’intenzione di voler giocare la carta Le Pen in sede europea, a danno di Von der Leyen, ma soprattutto (pensano all’Eliseo) di Macron. Qui ora parliamo della rissa alla Camera, ieri, delle riforme accelerate in un clima incandescente. Della Francia sottosopra.