"Durata breve", così si costruisce
la tomba delle intercettazioni
<em class="author">di LIANA MILELLA</em>
È la durata "breve" la futura tomba delle intercettazioni. È scritto oggi nel codice di procedura penale, all'articolo 267: "Il decreto del pm indica la durata delle operazioni. Essa non può superare i 15 giorni, ma può essere prorogata dal giudice con decreto motivato per periodi successivi di 15 giorni, qualora l'ascolto sia assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini". Presupposto di necessità, dunque. Ma ecco come cambia la norma nella legge Alfano: "Il decreto del pm indica la durata per un periodo massimo di 30 giorni. Su richiesta motivata del pm, contenente l'indicazione dei risultati acquisiti, la durata può essere prorogata dal tribunale fino a 15 giorni. Un ulteriore proroga fino a 15 giorni può essere autorizzata qualora siano emersi nuovi elementi". Per grande concessione, nelle ultime modifiche del governo, ecco spuntare ulteriori 15 giorni, motivati così…
È la durata "breve" la futura tomba delle intercettazioni. È scritto oggi nel codice di procedura penale, all'articolo 267: "Il decreto del pm indica la durata delle operazioni. Essa non può superare i 15 giorni, ma può essere prorogata dal giudice con decreto motivato per periodi successivi di 15 giorni, qualora l'ascolto sia assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini". Presupposto di necessità, dunque. Ma ecco come cambia la norma nella legge Alfano: "Il decreto del pm indica la durata per un periodo massimo di 30 giorni. Su richiesta motivata del pm, contenente l'indicazione dei risultati acquisiti, la durata può essere prorogata dal tribunale fino a 15 giorni. Un ulteriore proroga fino a 15 giorni può essere autorizzata qualora siano emersi nuovi elementi". Per grande concessione, nelle ultime modifiche del governo, ecco spuntare ulteriori 15 giorni, motivati così: "Quando, sulla base di specifici atti di indagine, emerge l'esigenza di impedire che l'attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, il pm può chiedere nuovamente una proroga fino a 15 giorni". Siamo, in tutto, a 75 giorni, 60+15+15+15, due mesi e mezzo. Poi, reato scoperto oppure no, l'intercettazione è sospesa per sempre.
Puoi firmare la petizione sul sito nobavaglio.it.
O metterci anche la faccia sulla pagina di Facebook
Ma è mai possibile che "un'attività delittuosa portata alle conseguenze ulteriori", cioè un possibile omicidio, produca soltanto due settimane di intercettazioni? E dov'è finita, nella riscrittura di quest'articolo del codice, la preoccupazione che il legislatore aveva nel 1989, quella di "proseguire le indagini"? Di questo non c'è più traccia. Il governo che ha fatto della sicurezza e della caccia all'immigrato potenziale criminale la sua bandiera, non si preoccupa più delle indagini, della scoperta degli autori di un crimine, le sacrifica in nome del rischio, del tutto ipotetico, che poi le registrazioni possano finire sui giornali. Magari quelle di qualche ministro o parlamentare.
Le intercettazioni, che sono un mezzo di prova come le ispezioni, le perquisizioni, i sequestri, tant'è che il codice li regolamenta tutti assieme, prendono una strada autonoma, indifferente al risultato principale dell'azione penale, scoprire i colpevoli, evitare i delitti, tenere lo Stato in sicurezza. I magistrati sono disperati. Si rendono conto che non potranno più indagare. Citano tanti esempi. Uno su tutti? Gli orrori della clinica Santa Rita, dove le telefonate sono state ascoltate per quasi un anno. Ma per il governo l'obiettivo è un altro: bloccare comunque le intercettazioni. E se poi i colpevoli resteranno in circolazione chi se ne importa.
Puoi firmare la petizione sul sito nobavaglio.it.
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Ma è mai possibile che "un'attività delittuosa portata alle conseguenze ulteriori", cioè un possibile omicidio, produca soltanto due settimane di intercettazioni? E dov'è finita, nella riscrittura di quest'articolo del codice, la preoccupazione che il legislatore aveva nel 1989, quella di "proseguire le indagini"? Di questo non c'è più traccia. Il governo che ha fatto della sicurezza e della caccia all'immigrato potenziale criminale la sua bandiera, non si preoccupa più delle indagini, della scoperta degli autori di un crimine, le sacrifica in nome del rischio, del tutto ipotetico, che poi le registrazioni possano finire sui giornali. Magari quelle di qualche ministro o parlamentare.
Le intercettazioni, che sono un mezzo di prova come le ispezioni, le perquisizioni, i sequestri, tant'è che il codice li regolamenta tutti assieme, prendono una strada autonoma, indifferente al risultato principale dell'azione penale, scoprire i colpevoli, evitare i delitti, tenere lo Stato in sicurezza. I magistrati sono disperati. Si rendono conto che non potranno più indagare. Citano tanti esempi. Uno su tutti? Gli orrori della clinica Santa Rita, dove le telefonate sono state ascoltate per quasi un anno. Ma per il governo l'obiettivo è un altro: bloccare comunque le intercettazioni. E se poi i colpevoli resteranno in circolazione chi se ne importa.