SETTANTAMILA firme. Decine di adesioni da associazioni e personaggi pubblici. Sottoscrizioni da ogni parte d'Italia. Un dibattito che, grazie alla rete, è incessante, virale, diffuso. Dopo una settimana sono questi i risultati di "Libertà è partecipazione informata", l'appello lanciato su internet da giuristi, giornalisti e blogger. Settantamila "no" al decreto Alfano sulle intercettazioni. Una mobilitazione che dalla prossima settimana uscirà dalla rete. Appuntamento il 21 maggio, Roma. Sul tavolo: tipologie e modalità della protesta contro la legge bavaglio.
Come la Cina. Sul web, la paura è quella di essere censurati. Sotto accusa è il comma 28 del decreto, l'equiparazione tra blog e testata giornalistica. Ai blog, però, "non verranno date le garanzie di legge e i finanziamenti pubblici che molti giornali e testate hanno", ha scritto su Repubblica.it Arturo Di Corinto, uno dei primi firmatari dell'appello. E sulla pagina Facebook di "Libertà è partecipazione informata" molti esprimono la loro preoccupazione. Tra i commenti si va dalla "censura sovietica" a "come l'Iran e della Cina".
La petizione sul sito Nobavaglio.it
O puoi anche metterci la faccia su Facebook
Muro contro muro a Palazzo Madama. Una settimana infuocata anche in Commissione Giustizia del Senato. Con reciproche accuse di ostruzionismo tra maggioranza e opposizione. Un confronto duro, serrato. Emendamento dopo emendamento. Roberto Centaro, Pdl: "Andremo avanti perché la riforma del sistema delle intercettazioni non è più procrastinabile. Così come non è più ammissibile assistere ai processi sommari fatti a mezzo stampa e a colpi di intercettazioni". Felice Casson, Pd: "Noi facciamo delle proposte concrete, alternative o integrative. Se il muro contro muro continuerà, non potremo che continuare a svolgere il nostro ruolo di garanzia dei diritti costituzionali".
La Carfagna e lo stalking. Tra i molti emendamenti dell'opposizione che vengono respinti, anche quello sull'utilizzo delle intercettazioni per l'indagine sui reati di stalking. E Silvana Mura, Italia dei Valori, lancia un appello a Mara Carfagna. "Ad oggi nella legge sulle intercettazioni il reato di stalking figura tra quelli per i quali non potranno essere disposte intercettazioni", afferma la Mura. "Ci auguriamo che il ministro per le Pari Opportunità intervenga al più presto per porre rimedio almeno a questo clamoroso errore".
I debiti dello Stato. 500 milioni di euro. E' quanto il ministero della Giustizia deve a chi effettua materialmente le intercettazioni. La denuncia è dell'Iliia, l'associazione che rappresenta molte delle aziende italiane impegnate nel settore: "Siamo in crisi a causa dei ritardi nei pagamenti". E alle smentite del ministero sull'esistenza del debito, si replica: "Sono solo artifici contabili".
Le adesioni a "Libertà è partecipazione informata":
Popolo Viola: Il testo sulle intercettazioni "rischia rendere vani anni di indagini, in particolar modo per i reati gravi come quelli di mafia e criminalità organizzata". Condanna anche per "l'attacco al diritto di cronaca" e per "le conseguenze che tale provvedimento avrebbe sulla libertà di espressione in Rete".
Antonio Di Pietro. Così il leader dell'Idv ha motivato la propria adesione: "È importante questa mobilitazione che parte dal basso, perché indica la strada da seguire: i cittadini a servizio delle battaglie civili".
All'appello hanno aderito, tra gli altri, anche i giornalisti Marco Travaglio, Pino Corrias, Peter Gomez e il direttore editoriale di Chiarelettere Lorenzo Fazio. E ancora: Articolo 21, Valigia Blu, Festival Internazionale del Giornalismo, Usigrai, Current Tv, Partito Pirata, Unione degli Studenti, Linux Club Italia, Wikimedia Italia, Binario Etico, Netleft, Liber Liber. Tra le sottoscrizioni quella di Valerio Onida, presidente dell'associazione dei Costituzionalisti Italiani.
E sono molte le associazioni che si mobilitano contro la legge bavaglio. Tra gli altri: Libertà e Giustizia, Italia Futura, Associazione Nazionale Magistrati, Federazione Nazionale Stampa Italiana, Federazione Italiana Editori Giornali, Associazione Italiana Editori, Sindacato Italiano Lavoratori Polizia.
Come la Cina. Sul web, la paura è quella di essere censurati. Sotto accusa è il comma 28 del decreto, l'equiparazione tra blog e testata giornalistica. Ai blog, però, "non verranno date le garanzie di legge e i finanziamenti pubblici che molti giornali e testate hanno", ha scritto su Repubblica.it Arturo Di Corinto, uno dei primi firmatari dell'appello. E sulla pagina Facebook di "Libertà è partecipazione informata" molti esprimono la loro preoccupazione. Tra i commenti si va dalla "censura sovietica" a "come l'Iran e della Cina".
La petizione sul sito Nobavaglio.it
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Muro contro muro a Palazzo Madama. Una settimana infuocata anche in Commissione Giustizia del Senato. Con reciproche accuse di ostruzionismo tra maggioranza e opposizione. Un confronto duro, serrato. Emendamento dopo emendamento. Roberto Centaro, Pdl: "Andremo avanti perché la riforma del sistema delle intercettazioni non è più procrastinabile. Così come non è più ammissibile assistere ai processi sommari fatti a mezzo stampa e a colpi di intercettazioni". Felice Casson, Pd: "Noi facciamo delle proposte concrete, alternative o integrative. Se il muro contro muro continuerà, non potremo che continuare a svolgere il nostro ruolo di garanzia dei diritti costituzionali".
La Carfagna e lo stalking. Tra i molti emendamenti dell'opposizione che vengono respinti, anche quello sull'utilizzo delle intercettazioni per l'indagine sui reati di stalking. E Silvana Mura, Italia dei Valori, lancia un appello a Mara Carfagna. "Ad oggi nella legge sulle intercettazioni il reato di stalking figura tra quelli per i quali non potranno essere disposte intercettazioni", afferma la Mura. "Ci auguriamo che il ministro per le Pari Opportunità intervenga al più presto per porre rimedio almeno a questo clamoroso errore".
I debiti dello Stato. 500 milioni di euro. E' quanto il ministero della Giustizia deve a chi effettua materialmente le intercettazioni. La denuncia è dell'Iliia, l'associazione che rappresenta molte delle aziende italiane impegnate nel settore: "Siamo in crisi a causa dei ritardi nei pagamenti". E alle smentite del ministero sull'esistenza del debito, si replica: "Sono solo artifici contabili".
Le adesioni a "Libertà è partecipazione informata":
Popolo Viola: Il testo sulle intercettazioni "rischia rendere vani anni di indagini, in particolar modo per i reati gravi come quelli di mafia e criminalità organizzata". Condanna anche per "l'attacco al diritto di cronaca" e per "le conseguenze che tale provvedimento avrebbe sulla libertà di espressione in Rete".
Antonio Di Pietro. Così il leader dell'Idv ha motivato la propria adesione: "È importante questa mobilitazione che parte dal basso, perché indica la strada da seguire: i cittadini a servizio delle battaglie civili".
All'appello hanno aderito, tra gli altri, anche i giornalisti Marco Travaglio, Pino Corrias, Peter Gomez e il direttore editoriale di Chiarelettere Lorenzo Fazio. E ancora: Articolo 21, Valigia Blu, Festival Internazionale del Giornalismo, Usigrai, Current Tv, Partito Pirata, Unione degli Studenti, Linux Club Italia, Wikimedia Italia, Binario Etico, Netleft, Liber Liber. Tra le sottoscrizioni quella di Valerio Onida, presidente dell'associazione dei Costituzionalisti Italiani.
E sono molte le associazioni che si mobilitano contro la legge bavaglio. Tra gli altri: Libertà e Giustizia, Italia Futura, Associazione Nazionale Magistrati, Federazione Nazionale Stampa Italiana, Federazione Italiana Editori Giornali, Associazione Italiana Editori, Sindacato Italiano Lavoratori Polizia.