CENTRO (dal greco kentron, punta). Può essere sia il centro di una circonferenza – il punto su cui fa perno la gamba di un compasso – sia, in una linea, lo spazio intermedio fra due estremi.
Nel primo significato il centro (di un sistema, di uno Stato, di un Impero) è un asse di coordinamento, di centralità, di orientamento, e quindi rispetto ai bordi (alla periferia) ha un valore gerarchico simile a quello di Autorità.
Nel secondo, invece, il centro è determinato dalla Destra e dalla Sinistra, e designa un’attitudine alla medietà fra conservazione e progresso: centro è la palude moderata, lo spazio grigio della politica senza avventure, del compromesso, dell’indecisione.
Mentre nei sistemi bipartitici il centro non è autonomo, ma è conteso dalle due forze principali, che si sforzano di conquistare l’elettorato centrista, in quelli multipartitici il centro è spesso indispensabile per formare le maggioranze: ciò gli consente di allearsi di volta in volta con la sinistra o con la destra, e di occupare stabilmente il potere.
Ma il centro può anche avere un’autonoma fisionomia politica – spesso di ispirazione cristiana –, e anziché passiva medietà può essere attiva mediazione; e la sua moderazione può fornire l’equilibrio e il realismo che sbloccano un sistema paralizzato dagli estremismi.