La Parola

Immigrazione
 

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Lo spostamento di una notevole massa di persone, che entrano  -  per un periodo di tempo abbastanza lungo  -  in un territorio diverso da quello d'origine. Si differenzia dall'invasione perché gli immigrati non sono mossi da un intento politico di conquista, né sono guidati da un disegno strategico collettivo, ma sono soltanto un vasto insieme di individui. 
    
Le cause dell'immigrazione sono molteplici (economiche, politiche, demografiche, belliche); in ogni caso, gli immigrati sono spinti dal bisogno (di sicurezza, di libertà, di prosperità) e dalla speranza di soddisfarlo in una terra nella quale sono, in prima battuta, stranieri.
   
L'immigrazione suscita molti problemi, che si possono comprendere a partire da  due coppie di antitesi politiche fondamentali: quella fra movimento e stabilità, e quella fra esterno e interno. La prima spiega perché gli Stati (la cui essenza è appunto la stabilità) vedano nell'immigrazione una minaccia al loro potere di controllo sui confini: quel movimento non può essere accettato come un fenomeno naturale ma  -   attraverso norme, permessi, quote, che istituiscono la differenza fra legale e illegale  -  va ricondotto a logiche statali.
     
La seconda spiega perché coloro che risiedono all'interno di uno spazio politico, e godono dei diritti di cittadinanza, percepiscano come 'diversì coloro che provengono dall'esterno, per quanto questi possano essere utili, ad esempio come fornitori di forza-lavoro: l'immigrazione rende evidenti omogeneità e disomogeneità (di lingua, religione, cultura, costumi, status giuridico) e costruisce (o rafforza) la differenza fra 'noi ' e 'loro'.
   
Molte sono quindi le possibili opzioni politiche per gestire l'immigrazione: dalla paura, dal rifiuto e dalla chiusura, all'ospitalità e all'integrazione; dalla segregazione all'assimilazione; dall'inclusione subalterna all'accettazione della realtà  multiculturale che l'immigrazione produce.