La Parola

Referendum

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(dal latino refero, riferisco). La convocazione del popolo ad referendum, perché si riferisca  alle autorità il suo volere su certe questioni.

Il referendum è una forma diretta e immediata di esercizio della sovranità popolare che in Italia  -  a differenza di quanto avviene in altre realtà, come la Svizzera in cui il ricorso al referendum è molto più frequente  -  ha, secondo gli articoli 75 e 138 della Costituzione,  solo la funzione di abrogare leggi (o loro parti) e di confermare (o rifiutare) modifiche della Costituzione  -  il quorum del cinquanta per cento più uno degli aventi diritto è previsto solo per i referendum abrogativi  -  (esistono anche, previsti da disposizioni più recenti, referendum locali).   
    
Nel referendum il popolo decide partecipando direttamente alla politica, e si contrappone così al parlamento, cioè  all'istituzione in cui il popolo è rappresentato. Tuttavia il referendum è diverso dai plebisciti: questi  -  utilizzati dai regimi autoritari  -   intendono bypassare le istituzioni della rappresentanza per legittimare decisioni già prese dai vertici politici, e poi sottoposte al popolo come una domanda a cui si deve rispondere Sì o No (ma di fatto si risponde sempre Sì); invece nei referendum il popolo  -    attivo e non passivo, dato che i cittadini decidono con scelta individuale e informata  -  si contrappone alle istituzioni rappresentative solo  in alcuni casi, indicati dalla Costituzione e attraverso procedure rigidamente disciplinate dalle leggi.
    
Il referendum è un'istituzione di garanzia, che si utilizza quando c'è il sospetto che la maggioranza parlamentare non corrisponda, su un certo tema, a quella del  Paese reale. Queste situazioni offrono spazi d'azione a forze politiche  di minoranza, o a movimenti della società civile, che si fanno promotori dei referendum raccogliendo le forme necessarie e sottoponendo i quesiti alle previste procedure di controllo (Corte di Cassazione e Corte Costituzionale). 
    
Dopo il referendum istituzionale del 1946 su repubblica o monarchia l'Italia ha attivato l'istituto del referendum abrogativo, previsto dalla Costituzione,  per consentire ai cattolici di tentare di abrogare, nel 1974, la legge sul divorzio. Si aprì allora una stagione referendaria, guidata dai radicali, che raggiunse il culmine fra il 1993 e il 1995: si intervenne sui diritti (l'aborto), sul nucleare, sul finanziamento pubblico dei partiti, sulle preferenze elettorali.  L'inflazione di referendum fece però sì che  in certe occasioni  -  nel 1990, e poi sempre, dal 1997 in poi  -  non fosse raggiunto il quorum.  Nel 2001 e nel 2006 si sono svolti anche due referendum su modifiche della Costituzione, confermate nel primo caso e rifiutate nel secondo.
  
L'imminente tornata referendaria è l'occasione per capire se dopo anni di disaffezione verso il referendum abrogativo gli italiani intendono nuovamente utilizzare questo strumento partecipativo, per dare uno scossone alla politica istituzionale.