(dal verbo 'verificare', a sua volta dal latino verum e facere). L'accertamento se una determinata situazione, o un certo oggetto, è conforme a una norma o a una condizione desiderabile.
In particolare, la verifica politica serve a controllare se - passato un lasso di tempo da un iniziale atto di fiducia, da un impegno o da una decisione - sussistono ancora le ragioni di un'alleanza fra partiti, se un certo indirizzo d'azione è ancora possibile. La verifica ha quindi a che fare con l'inevitabile modificarsi dei processi e delle modalità dell'agire politico, e ha un fisiologico significato prudenziale, tanto più necessario quanto più sono instabili e complessi il contesto oggettivo dell'azione e le soggettive volontà e capacità di coloro che ne sono protagonisti.
Nella Prima repubblica la verifica era un rito importante, perché i governi, di solito fondati sulla alleanza fra parecchi partiti (divisi in correnti), dovevano spesso fare il punto sull'attuazione del programma, e, ancor più, dovevano accertarsi se la maggioranza aveva ancora la capacità e la volontà di sostenere il governo, se cioè questo poteva ancora contare sulla fiducia che gli era stata accordata al momento della sua nascita. La verifica avveniva fra i leader dei partiti nelle stanze del Palazzo, fuori dal controllo dell'opinione pubblica. Procedere a una verifica esclusivamente parlamentare era un'impresa ricca di incognite, che esponeva il governo al rischio di sconfitta.
Oggi, in una situazione politica caratterizzata da una minore propensione ad aprire formalmente crisi di governo, si reagisce ai problemi di stabilità dell'esecutivo con rimpasti e con modifiche a vario titolo della maggioranza, che la possono cambiare significativamente rispetto alla sua configurazione originaria; quindi, la verifica ha anche il fine di controllare - attraverso il voto esplicito del Parlamento - se l'esecutivo, in pratica nuovo, sia in grado di avere la fiducia delle Camere (requisito indispensabile in una democrazia parlamentare). Naturalmente, la verifica è ancora un passaggio molto pericoloso se nel frattempo si sono allentati i vincoli fra i partiti di maggioranza, e se la situazione politica è confusa o fuori controllo.
Accanto a queste verifiche 'orizzontalì che si svolgono all'interno del circuito istituzionale, ve ne è, poi, una 'verticale', meno oligarchica e più democratica, tra la politica e i cittadini, i quali, con il voto, esprimono il proprio giudizio sull'operato del governo e dell'intero sistema politico.
In particolare, la verifica politica serve a controllare se - passato un lasso di tempo da un iniziale atto di fiducia, da un impegno o da una decisione - sussistono ancora le ragioni di un'alleanza fra partiti, se un certo indirizzo d'azione è ancora possibile. La verifica ha quindi a che fare con l'inevitabile modificarsi dei processi e delle modalità dell'agire politico, e ha un fisiologico significato prudenziale, tanto più necessario quanto più sono instabili e complessi il contesto oggettivo dell'azione e le soggettive volontà e capacità di coloro che ne sono protagonisti.
Nella Prima repubblica la verifica era un rito importante, perché i governi, di solito fondati sulla alleanza fra parecchi partiti (divisi in correnti), dovevano spesso fare il punto sull'attuazione del programma, e, ancor più, dovevano accertarsi se la maggioranza aveva ancora la capacità e la volontà di sostenere il governo, se cioè questo poteva ancora contare sulla fiducia che gli era stata accordata al momento della sua nascita. La verifica avveniva fra i leader dei partiti nelle stanze del Palazzo, fuori dal controllo dell'opinione pubblica. Procedere a una verifica esclusivamente parlamentare era un'impresa ricca di incognite, che esponeva il governo al rischio di sconfitta.
Oggi, in una situazione politica caratterizzata da una minore propensione ad aprire formalmente crisi di governo, si reagisce ai problemi di stabilità dell'esecutivo con rimpasti e con modifiche a vario titolo della maggioranza, che la possono cambiare significativamente rispetto alla sua configurazione originaria; quindi, la verifica ha anche il fine di controllare - attraverso il voto esplicito del Parlamento - se l'esecutivo, in pratica nuovo, sia in grado di avere la fiducia delle Camere (requisito indispensabile in una democrazia parlamentare). Naturalmente, la verifica è ancora un passaggio molto pericoloso se nel frattempo si sono allentati i vincoli fra i partiti di maggioranza, e se la situazione politica è confusa o fuori controllo.
Accanto a queste verifiche 'orizzontalì che si svolgono all'interno del circuito istituzionale, ve ne è, poi, una 'verticale', meno oligarchica e più democratica, tra la politica e i cittadini, i quali, con il voto, esprimono il proprio giudizio sull'operato del governo e dell'intero sistema politico.