La Parola

Libertà di stampa

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(Il diritto alla libera espressione pubblica del pensiero, alla divulgazione di notizie e di opinioni critiche).

La libertà di stampa è uno dei primi diritti di libertà che sia stato rivendicato e garantito dalla civiltà liberale e illuministica. La sua giustificazione sta nel fatto che si deve supporre che l'uomo libero e razionale davanti ad affermazioni e posizioni diverse sia in grado di giudicare autonomamente il bene e il  vero, senza avere bisogno di essere protetto e guidato, come un minorenne, dall'autorità del potere politico o religioso.  Quindi, contro la prassi di antico regime - che prevedeva che la pubblicazione a stampa fosse lecita solo dietro licenza dell'autorità - a partire dagli ultimi anni del XVIII in Inghilterra e poi durante il XVIII secolo nelle colonie del Nord America, si è affermata la libertà di stampa, come diritto soggettivo di fatto equiparato alla libertà d'espressione, e come tale salvaguardato dal Primo Emendamento della Costituzione degli Usa.

Nella cultura illuministica la libertà di stampa è stata difesa tra gli altri da Kant che ha definito la "penna" il "Palladio della libertà". Nell'Ottocento la stampa era uno dei pilastri della politica liberale, fondata appunto su Press, Parliament, Party. La civiltà politica democratica la riconosce come uno dei diritti fondamentali; e anche la  Costituzione italiana la tutela all'art. 21 comma 2, dove afferma che "la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure".

La libertà di stampa è un diritto non solo soggettivo ma anche sociale. Infatti esige tanto un potere liberale e democratico che la riconosca, quanto una società complessa e articolata che sia ricca di molte voci: dal dialogo fra diversi punti di vista è soddisfatto oltre al  diritto alla libera espressione del pensiero anche lo speculare diritto del cittadino all'informazione libera e plurale, e si forma così un'opinione pubblica vigile e qualificata. Le limitazioni alla libertà di stampa, in questa luce, sono concepibili soltanto come repressione per via giudiziaria di reati espressamente previsti come tali: tipicamente, la  divulgazione di segreti, offese al buon costume, o la diffamazione.

Oggi, le minacce alla libertà di stampa stanno tanto nella pratica autoritaria di regimi illiberali (anche europei) quanto nella mancanza di autentico pluralismo nell'editoria (sia della carta sia televisiva). Nelle classifiche internazionali sulla libertà di stampa proprio per questo motivo l'Italia è definita semi-libera, e si trova in compagnia di Paesi del terzo mondo.

Una nuova forma di attacco alla libertà di stampa, da parte del potere politico, sta nella minaccia - fondata su una strumentale concezione ultragarantista della privacy dei cittadini e della presunzione d'innocenza - di vietare per legge la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche disposte dalla magistratura a carico di soggetti indagati. Invece di ricercare un equilibrio ragionevole fra diritto alla privacy e libertà di stampa e d'informazione, questa posizione oltranzista pare motivata, più che dalla difesa della sfera privata del cittadino, dalla volontà del potere politico di soffocare l'emergere di scandali che lo coinvolgono, e di vulnerare così, impedendo il formarsi dell'opinione pubblica, uno dei pilastri della democrazia.