La Parola

Speculazione

2 minuti di lettura
Dal verbo "speculare" (a sua volta da "specchio", nel significato di "intelligenza", "acume"). L'azione di chi analizza con spirito critico, di chi valuta attentamente qualcosa, o qualche situazione. Al termine può essere collegata anche l'idea che tale attività sia contemplativa, astratta, lontana dalla concretezza del buon senso, o estranea al corretto metodo scientifico.
    
Ma in almeno due ambiti la speculazione indica capacità e intenti tutt'altro che astratti. In politica speculazione è infatti il modo con cui una parte politica definisce  l'attenta valutazione del proprio agire da parte degli avversari che, a torto o a ragione, danno di una certa situazione un'interpretazione strumentale, per sfruttarla a proprio vantaggio. Così, ad esempio, Mussolini definì pubblicamente "speculazioni" le reazioni delle opposizioni, le quali dall'omicidio di Matteotti prendevano spunto per chiedere la caduta del governo fascista. Quindi, può essere "speculazione" anche l'accusare gli avversari di speculazione.
   
In economia, poi, speculazione è l'intraprendere  -  con accorta e accurata indagine conoscitiva, per analizzare bene le situazioni e le opportunità  -  un'attività che ha come scopo prevalente il rapido guadagno (con mezzi leciti o illeciti). In quest'ottica, speculatori sono coloro che, eludendo o forzando la legge o corrompendo i pubblici funzionari,  approfittano senza scrupoli di una situazione di bisogno grave e generale per crescere a dismisura i prezzi di merci che essi invece si accaparrano nascostamente (ad esempio, la borsa nera); oppure coloro che grazie anche alla connivenza di pubblici poteri gestiscono in proprio, a condizioni di favore e con smisurati profitti, attività strategiche per la collettività (ad esempio, la speculazione edilizia).
   
Una forma specifica di speculazione è quella finanziaria, che si esercita nei mercati  internazionali  quando grossi investitori professionali sfruttano abilmente la legge della domanda e dell'offerta per acquistare beni immateriali (azioni, obbligazioni, certificati di debiti sovrani, divise)  per rivenderli in seguito a  prezzo più elevato, oppure li vendono per riacquistarli poi a prezzo più basso o per liberarsene per sempre. Questo comportamento spregiudicato si fonda su valutazioni realistiche delle circostanze e delle situazioni (a opera di istituti di analisi, che acquistano sempre più influenza economica, e di riflesso anche politica); la strategia del rialzo indica che lo speculatore scommette sulle potenzialità positive del bene che acquista, mentre quella al ribasso implica invece sfiducia nelle prospettive future. Una sfiducia che può essere tanto radicale da mettere in difficoltà perfino Stati sovrani, che si vedono costretti a emettere titoli del debito pubblico a rendimenti sempre maggiori, e quindi sempre più gravosi, per renderli appetibili alle piazze finanziarie. Col rischio  -  nell'impossibilità per uno Stato di isolarsi e di immunizzarsi rispetto alla finanza globale  -  dell'insolvenza e della bancarotta; cioè di perdere la sovranità politica per motivi economici e finanziari. 
      
Dietro azioni e manovre speculative,  finalizzate solo al rapido guadagno, c'è non solo l'avidità di singoli soggetti, individuali o collettivi, ma ci sono anche oggettive situazioni di debolezza e di squilibrio economico, che gli speculatori enfatizzano e sfruttano per sé, ma che non creano dal nulla, se non episodicamente e superficialmente.  La speculazione, quindi, non potrebbe scatenarsi se non ci fossero, a monte, responsabilità strutturali  -  politiche, economiche, amministrative  - ; intervenire su queste è il modo più sicuro  -  più ancora che vietare ai mercati certe pratiche specifiche  -   per difendere gli interessi generali  delle economie nazionali (o sovranazionali) dalle mire particolari degli speculatori.