La Parola

Commissariamento

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(dal latino committere, affidare). L'atto attraverso il quale un ente o un'istituzione viene sottoposta a un commissario, cioè a una persona alla quale una superiore autorità (committente) ha affidato un compito da eseguire o un comando da realizzare.

Vi è nel concetto di commissariamento l'idea di un forte potere, esterno e superiore, che vuole essere presente ed efficace in un contesto, o in un territorio, tanto con lo scopo di esercitarvi un controllo duraturo, quanto per fronteggiare una situazione straordinaria, di crisi o di emergenza. E vi è al tempo stesso l'idea che questa volontà superiore si serve di un fedele ed energico esecutore subordinato (il commissario), strettamente vincolato al proprio mandato: è per raggiungere l'obiettivo assegnatogli che il commissario semplifica e accelera le procedure usuali e si sostituisce, in via temporanea o permanente, alle istituzioni ordinarie, ovvero ne  assume la guida e il controllo. Al commissario è affidato, con rigore e intransigenza, un compito da eseguire; analogo rigore e analoga intransigenza il commissario deve impiegare per adempierlo, con la dovuta diligenza.
   
Nella storia politica moderna la figura del commissario è associata in primo luogo all'istituzione regia: in Francia, i commissari del re hanno realizzato durante l'Ancien Régime l'accentramento amministrativo del Paese, neutralizzando le tradizionali autonomie locali secondo la diretta volontà del sovrano. Ma nel pensiero dell'illuminismo radicale  e di Rousseau il concetto di commissario viene utilizzato per sancire che le autorità di governo hanno solo il compito di eseguire presto e bene la volontà del nuovo sovrano, il popolo. Questo concetto è presente anche nel bolscevismo, tanto che fino al 1946 in Urss i ministri erano definiti 'commissari del popolo'; inoltre grande spazio nel mondo comunista  ebbe la figura del 'commissario politico', incaricato dal Partito di vigilare con grande severità sulla lealtà e sull'affidabilità ideologica dei reparti delle forze armate e di altre articolazioni dello Stato. Nella storia politica moderna il potere del commissario diventa tanto più ferreo e stringente quanto più astratta e generica diventa l'autorità superiore al cui servizio gli si pone (il popolo, la rivoluzione, il comunismo).

Nel linguaggio politico corrente la nozione di commissariamento implica la debolezza e l'incertezza di quelle istituzioni ordinarie che per vari motivi non riescono a produrre decisioni tempestive ed efficaci; e implica, al contempo, che ad esse si sovrapponga, in modi più o meno visibili e più o meno ufficiali, una superiore volontà (il 'commissario') che spinge le istituzioni riluttanti ad agire e a realizzare gli obiettivi necessari.  L'autorità superiore che a sua volta attiva il commissario resta indeterminata, sullo sfondo: è un'emergenza che si rende manifesta da sé, oppure è un interesse generale la cui tutela è assolutamente cogente. Nel caso del 'commissariamentò del governo Berlusconi, spinto ad anticipare al 2013 il pareggio di bilancio attraverso una dura manovra di tagli alle spese pubbliche,  si può dire che la Bce (con la sua lettera) ha il ruolo di commissario, e che la sopravvivenza dell'euro  -  che sta a cuore, per diversi motivi, soprattutto a Francia e Germania  -  è l'autorevole ragione superiore, la sovranità a cui il governo italiano, commissariato, è stato indotto a inchinarsi.