La Parola

Debito

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dal participio del verbo latino debere: ciò che è dovuto). L'obbligo giuridicamente fondato, che ha il debitore, di eseguire una prestazione a favore di un creditore. Tale prestazione può venire espressa in termini economici, come una somma da restituire.

Il debito è politicamente rilevante quando il debitore è lo Stato, quanto si tratta cioè di debito pubblico. Questo nasce dalle passività presenti e passate dello Stato, ovvero dall'assommarsi dei deficit annuali di bilancio. Questi disavanzi sono squilibri  fra le entrate e le uscite, generati da circostanze eccezionali (guerre, calamità) o da scelte politiche: di solito i partiti conservatori puntano al pareggio di bilancio, mentre quelli progressisti preferiscono usare il deficit statale come leva per lo sviluppo, per attuare politiche sociali.
    
Per finanziare il deficit lo Stato può stampare moneta (generando inflazione) oppure deve chiedere prestiti: a tale scopo emette di titoli di debito (bond, Bot e Cct) che sono acquisiti da risparmiatori e investitori, i quali diventano così creditori dello Stato, e che ovviamente si attendono la restituzione del capitale e una sua remunerazione con interessi. Uno Stato è, tradizionalmente, sovrano nel contrarre debiti (come nel battere moneta): ma da anni l'Unione europea fissa parametri precisi (rapportati al Pil) tanto del deficit annuale quanto del debito complessivo degli Stati (benché da tali obblighi si sia spesso derogato).
    
In ogni caso, lo Stato non è sovrano nella valutazione del proprio debito; a giudicarne la qualità (e indirettamente la solidità e la solvibilità dello Stato) sono gli acquirenti, soprattutto se internazionali, comperandolo o rifiutandolo o disfacendosene secondo le logiche di mercato (che possono anche essere distorte da intenti speculativi ribassistici). Se uno Stato è giudicato inaffidabile, se cioè si teme che non possa restituire i propri debiti, non rischia di essere chiamato in giudizio, come capiterebbe a un privato, ma subisce una sanzione dalle agenzie di rating che ne declassano il debito, e quindi dai  mercati, dove i grandi investitori istituzionali si sbarazzano dei suoi bond, che così perdono di valore, o non ne accettano di nuovi: lo Stato cioè non riesce  a trovare nessuno che gli presti nuovo denaro, se non pagando interessi alti.
    
La prassi di indebitare lo Stato è antichissima: è stata seguita anche da Pericle per finanziare l'inizio della guerra del Peloponneso (V sec a. C.), ed è stata praticata in ogni epoca storica. L'Italia ha oggi più di 1.900 mld di euro di debito, nonostante la Costituzione (art. 81) vieti che le leggi di spesa siano prive di copertura; in gran parte, si tratta di un debito generato nel corso degli anni Ottanta, ed è di fatto il prezzo non tanto di politiche socialmente avanzate quanto delle mancate riforme, della corruzione, dell'evasione fiscale massiccia, e del clientelismo. Oggi, il debito cresce e il Pil è fermo, il che fa temere i mercati per la solvibilità del Paese, e per la tenuta della sua struttura economica (con conseguente aumento dei rendimenti dei nuovi bond); inoltre, l'Italia non è sovrana nel gestire il suo debito, ma deve ottemperare alle indicazioni della Bce e dei Trattati europei, per mettersi in regola verso la Ue, e ottenerne l'appoggio.
       
Le manovre correttive delle spese e di aggiustamento del bilancio a cui l'Italia (come altri Stati) è obbligata dimostrano che il problema politico non sta solo in chi crea il debito (cioè nel comportamento della politica), né solo in chi lo acquista (risparmiatori o investitori o speculatori), ma anche nell'individuare chi ne risponde in ultima istanza per ripianarlo e per non generarlo più. Infatti, se è vero che il debito è di tutto lo Stato, non è però la stessa cosa se a pagare il peso maggiore del suo risanamento sono i cittadini lavoratori a reddito fisso oppure gli evasori fiscali, i detentori di grandi patrimoni nascosti all'estero, i percettori di rendite finanziarie e anche una classe politica che ha moltiplicato se stessa e le proprie prebende. Su questo punto la differenza fra destra e sinistra può ancora manifestarsi.