La Parola

Fuga

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(dal latino fugere, fuggire). Il movimento precipitoso con cui si abbandona un luogo, per scampare un  pericolo.

Nelle culture arcaiche e guerriere  -  fondate sul coraggio, sull'onore e sulla gloria  -  la fuga è una manifestazione di viltà che comporta gravissima vergogna per il fuggitivo, che ha amato più la propria vita della propria fama. Un ridimensionamento di questo giudizio negativo si ha in età moderna, quando la società viene a fondarsi più sull'utile individuale che sull'onore, e di conseguenza le virtù militari non dominano più la scena politica; tuttavia, permane forte la sanzione morale contro la fuga in contesti d'emergenza in cui si richiedono decise assunzioni di responsabilità (la diserzione delle alte autorità italiane da Roma dopo l'8 settembre).

Eppure, la fuga conosce anche apprezzamenti positivi, ad esempio quando grazie a essa si pone al sicuro un bene estremamente prezioso (la fuga in Egitto della Sacra Famiglia), oppure quando giunge a configurarsi come un diritto, cioè come una strategia attraverso la quale si eludono minacce ingiuste alla vita e alla libertà (la fuga da Paesi devastati da fame, guerre, dittature)  e si oltrepassano sbarramenti e confini vessatori (le evasioni dai campi di concentramento nazisti, dal Muro di Berlino) oppure ci si rifugia nel silenzio di una obbligata interiorità.
     
Ma la fuga è stata elogiata proprio in quanto oltre a essere un comportamento utile per conservare la vita, o l'esercizio di un  diritto, è un'apertura alla novità, una ricerca dell'inaspettato; in questa accezione la fuga non è solo il tornare indietro, l'allontanarsi da un rischio, il rifugiarsi, ma  è anche un avanzamento verso spazi sconfinati e inesplorati; è il lasciarsi alle spalle le costrizioni della routine e il prendere il largo, per desiderio d'avventura e di conoscenza, verso un Altrove geografico e mentale. La fuga da se stessi e dalla civiltà, per ritrovare la propria autenticità e la pienezza della natura, è un tema importante nella letteratura e nel costume della civiltà moderna.
   
A nessuna di queste accezioni positive della fuga è invece riconducibile il comportamento di chi si sottrae ai propri normali doveri di cittadino (l'evasione fiscale)  o a una pena meritata (l'evasione dal carcere di chi sia stato condannato in un giusto processo). La fuga, qui, non ha come obiettivo  il diritto di vivere in una normalità libera da minacce, né la ricerca di un'eccezionalità che spezzi il ritmo monotono della vita quotidiana; piuttosto, è la misera strategia di chi pretende di godere di deroghe eccezionali al fine di vivere fuori e sopra le regole comuni della civiltà e della società. A questa tipologia di fuga appartengono i tentativi di eludere  -  attraverso espatrii clandestini,  oppure con l'utilizzazione di svariate tattiche dilatorie  -   le indagini della magistratura, o le sentenze dei tribunali. Questa fuga dalla Legge,  non è altro che un  sottrarsi furbesco alle proprie responsabilità, una rottura del patto sociale e della fiducia reciproca che lega tra loro, nell'uguaglianza, i cittadini. Ed è tanto più riprovevole quanto più elevate sono le funzioni pubbliche di chi la pratica.