La Parola

Donne
 

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Plurale di donna (dal lat. domina, padrona della casa): la femmina della specie di cui l'uomo è il maschio. La forma plurale del termine - tanto nelle forme proverbiali quanto nel lessico politico  -  indica  i ruoli e le vicende pubbliche delle donne ossia la loro valutazione come insieme. Si parla infatti di subordinazione delle donne nella famiglia, nella società, nella cultura, come caratteristica storica di molte civiltà, compresa la nostra;  oppure di rivendicazione tardo-moderna della parità delle donne, per quel che concerne tanto la loro dignità umana e sociale quanto la loro partecipazione alla politica (il voto alle donne, le quote di posizioni di responsabilità da riservare alle donne); o infine  nel Novecento le donne stesse prendendo la parola parlano della loro differenza sia come genere sia come irriducibili individualità.

Dopo le donne come 'oggettò (di dominio sessuale ed economico, di disprezzo morale, ma anche di adorazione letteraria o religiosa), dopo le donne come 'soggettò politico collettivo, dopo le donne come autonomi 'soggettì plurali, oggi le donne trovano un'ulteriore funzione e fruizione: quella di universale generico di scambio.
     
Questo è, almeno, ciò che appare dalle ultime intercettazioni delle telefonate del Presidente del Consiglio a persone a lui vicine:  da cui emerge, certo, la valutazione all'ingrosso, quantitativa, delle donne, come pezzi di carne, che devono avere certe caratteristiche fisiche e di età, e che vengono contate come prede nel carniere  -  sullo stile di Leporello, fatta salva la differenza fra la seduzione di don Giovanni e l'acquisizione in stock da parte dell'odierno consumatore finale presso i suoi  fornitori  - ; ma in cui si rende anche manifesta la loro funzione di 'circolante', cioè di corpi attraverso i quali passa il potere economico e politico; di corpi cioè che non sono destinati soltanto a essere consumati sessualmente ma sono anche l'occasione per la circolazione del potere, nelle sue varie forme e figure.
    
Le donne paiono infatti essere soggetti e oggetti di uno scambio colossale:  scambiate contro denaro  -  destinato tanto a loro stesse, che nella  loro libertà lo cercano e lo accettano,  quanto  ai loro accompagnatori e organizzatori  - ; scambiate contro appalti pubblici  -  utilizzati, sembra, come forma alternativa di pagamento dei servigi dei procacciatori  - ; scambiate contro un po' di potere  -  ad esempio, il potere di farle assumere alla Rai o a Mediaset  - ; scambiate infine contro altre donne  -  lo scambismo implicito nella frase 'la patonza deve girarè  - .  Le donne sembrano il motore nascosto (neppure tanto) della corte del Potente, ma sono invece annullate nella universale circolazione del potere occulto che nel Potente ha il suo epicentro irradiatore.
    
Nulla di tutto ciò è solo vizio privato; tutto è invece pubblica corruzione. Soprattutto, è  corruzione delle donne  -  plurale fatto di innumerevoli singolarità concrete e individualizzate  -  in 'donne', nome collettivo che in questo caso è il segnale della trasformazione del loro valore di persone in valore di scambio.