(dal latino gubernator, a sua volta derivante dal greco kybernetes, timoniere). Chi esercita una funzione esecutiva di alto livello su territori o istituzioni.
Tipicamente, il governatore è chi, in un contesto coloniale o imperiale, o anche di occupazione militare, rappresenta il potere centrale in un territorio periferico. E di qui, per estensione chi in una provincia rappresenta il governo o è capo dell'esecutivo (anche elettivo), oppure ancora chi, in un ordinamento federale, esercita il potere esecutivo in un'entità politica federata (negli Usa, nei singoli Stati dell'Unione). Nel lessico politico italiano, governatore è erroneamente detto il presidente di una giunta regionale.
Il titolo di governatore è poi attribuito anche al vertice di alcune istituzioni - soprattutto Banche Centrali - , con significato analogo a quello di presidente o direttore. La Banca d'Italia fondata nel 1893, ha dal 1928 un governatore, che la rappresenta, presiede l'assemblea, e informa il governo in materia di finanza. Oggi la Banca d'Italia ha come propria attività primaria la sorveglianza sull'intero sistema bancario del Paese, ma prima dell'introduzione dell'euro si occupava anche della politica monetaria nazionale. Dal 2005 la nomina del governatore (il quale dura in carica sei anni, e può essere rinnovato una sola volta) è disposta con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio, in seguito a deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d'Italia.
Proprio la complessità delle procedure della sua nomina - un concerto fra i supremi poteri dello Stato, senza che sia previsto l'intervento del parlamento, cioè dell'elemento più apertamente politico - dimostra che la posizione di governatore della Banca d'Italia non solo è importante ma deve essere sottratta alla contingenza politica, alle logiche di schieramento o di maggioranza. Si tratta, infatti, di nominare il vertice di una prestigiosa tecnostruttura - a capo della quale si sono avvicendati, nel dopoguerra, personaggi come Einaudi, Menichella, Carli, Baffi, Ciampi, Fazio, Draghi - , la cui professionalità e la cui indipendenza sono un patrimonio della nazione. Come è dimostrato sia dal ruolo che la legge riconosce all'istituzione stessa, chiamata a esprimersi al riguardo, sia dal fatto storico che quasi sempre a un governatore uscente succedeva il direttore generale della stessa Banca d'Italia.
La tradizione di continuità e stabilità della Banca d'Italia ne hanno fatto una delle principali sedi di formazione e di riproduzione di élites tecnico-amministrative ed economico-finanziarie del Paese, e al tempo stesso una riserva di competenze, e di senso dello Stato, da cui la politica ha attinto, soprattutto nelle recenti fasi di crisi. I suoi compiti delicatissimi esigono che sia guidata da figure sottratte alla contrattazione politica, e legittimate dal consenso dell'istituzione stessa. Fare del governatore un dipendente del governo sarebbe insomma una perdita per la nazione, e un ulteriore passo verso il declino del Paese.
Tipicamente, il governatore è chi, in un contesto coloniale o imperiale, o anche di occupazione militare, rappresenta il potere centrale in un territorio periferico. E di qui, per estensione chi in una provincia rappresenta il governo o è capo dell'esecutivo (anche elettivo), oppure ancora chi, in un ordinamento federale, esercita il potere esecutivo in un'entità politica federata (negli Usa, nei singoli Stati dell'Unione). Nel lessico politico italiano, governatore è erroneamente detto il presidente di una giunta regionale.
Il titolo di governatore è poi attribuito anche al vertice di alcune istituzioni - soprattutto Banche Centrali - , con significato analogo a quello di presidente o direttore. La Banca d'Italia fondata nel 1893, ha dal 1928 un governatore, che la rappresenta, presiede l'assemblea, e informa il governo in materia di finanza. Oggi la Banca d'Italia ha come propria attività primaria la sorveglianza sull'intero sistema bancario del Paese, ma prima dell'introduzione dell'euro si occupava anche della politica monetaria nazionale. Dal 2005 la nomina del governatore (il quale dura in carica sei anni, e può essere rinnovato una sola volta) è disposta con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio, in seguito a deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d'Italia.
Proprio la complessità delle procedure della sua nomina - un concerto fra i supremi poteri dello Stato, senza che sia previsto l'intervento del parlamento, cioè dell'elemento più apertamente politico - dimostra che la posizione di governatore della Banca d'Italia non solo è importante ma deve essere sottratta alla contingenza politica, alle logiche di schieramento o di maggioranza. Si tratta, infatti, di nominare il vertice di una prestigiosa tecnostruttura - a capo della quale si sono avvicendati, nel dopoguerra, personaggi come Einaudi, Menichella, Carli, Baffi, Ciampi, Fazio, Draghi - , la cui professionalità e la cui indipendenza sono un patrimonio della nazione. Come è dimostrato sia dal ruolo che la legge riconosce all'istituzione stessa, chiamata a esprimersi al riguardo, sia dal fatto storico che quasi sempre a un governatore uscente succedeva il direttore generale della stessa Banca d'Italia.
La tradizione di continuità e stabilità della Banca d'Italia ne hanno fatto una delle principali sedi di formazione e di riproduzione di élites tecnico-amministrative ed economico-finanziarie del Paese, e al tempo stesso una riserva di competenze, e di senso dello Stato, da cui la politica ha attinto, soprattutto nelle recenti fasi di crisi. I suoi compiti delicatissimi esigono che sia guidata da figure sottratte alla contrattazione politica, e legittimate dal consenso dell'istituzione stessa. Fare del governatore un dipendente del governo sarebbe insomma una perdita per la nazione, e un ulteriore passo verso il declino del Paese.