La Parola

Lettera

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(dal latino littera).
Fra i suoi  molti significati c'è anche quello di missiva  (lat. epistula), ovvero di strumento di comunicazione scritta.

In questa accezione, la lettera è una presenza di rilievo nella politica. Infatti, in quanto comunicazione diretta e riservata, è stata (nella forma delle lettres de cachet) uno dei veicoli di manifestazione della volontà personale, spesso arbitraria, con cui il re assoluto interveniva, con i propri ordini, nella vita del Paese  e dei sudditi. Nell'universo culturale del liberalismo la lettera, in quanto 'corrispondenza" privata, viene fatta rientrare nella sfera dei diritti soggettivi: il suo carattere personale e riservato ricade nella sfera della privacy individuale,  tanto che dalla Costituzione italiana il segreto epistolare è esplicitamente tutelato (art. 15). Anche se nella pratica democratica la lettera può avere un significato pubblico  -  come "lettera aperta" volta a informare criticamente i cittadini, a modificarne le opinioni,  a rettificare giudizi: un esempio è la Lettera a una professoressa di don Milani (1967), che denunciava il classismo della pubblica istruzione e della cultura ufficiale  -  nondimeno non è alla lettera, alla scrittura personale e segreta, che la democrazia affida un ruolo politico centrale; è semmai attraverso la parola, il dialogo e il confronto, che,  nel Parlamento,  dovrebbe formarsi pubblicamente la volontà politica della nazione. 
      
Al contrario, a dimostrazione delle recenti profonde trasformazioni della politica, la lettera si sovrappone allo spirito della democrazia ed è di nuovo il veicolo di importanti decisioni politiche; dapprima la lettera della Bce all'Italia, dell'agosto di quest'anno, che è stata resa nota integralmente solo alla fine di settembre (una sorta di lettera segreta, quindi),  che chiede pressantmente al nostro Paese importanti e urgenti misure di politica economica e finanziaria.  A questa lettera '"tecnocratica" se ne aggiunge ora un'altra, di Berlusconi all'Europa, in cui si annunciano gravosi provvedimenti, che colpiranno il lavoro dipendente, per ottemperare alle richieste della Ue. La scarsa probabilità che queste misure siano qualcosa di più che un annuncio destinato a non venire mai realizzato la rendono una specie di "lettera di giustificazione"; da cui, in ogni caso, potrebbero derivare parecchie concretissime "lettere di licenziamento", se il Parlamento non tornerà ad assumere il ruolo che gli spetta, cioè di discutere,  criticare e migliorare ciò che viene deciso dal governo.  
    
Questa prospettiva non sembra tuttavia all'ordine del giorno; infatti, perfino i parlamentari della  maggioranza paiono affidare non alla parola ma a una lettera (per di più anonima) il loro legittimo dissenso nei confronti del proprio partito e del suo Capo. Perfino nell'età della comunicazione elettronica (email, facebook, twitter) la politica accetta quindi di passare attraverso un mezzo di comunicazione datato come la lettera, pur di non  manifestarsi come libera parola e come aperta discussione.