La Parola

Maggioranza

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(dal latino maior, più grande). La parte maggiore in un'assemblea o in un corpo politico, che  -  in virtù della superiorità numerica  -  è legittimata a far prevalere la propria opinione su quella della minoranza.

Le modalità di calcolo della maggioranza sono assai diverse, secondo i diversi fini a  cui è rivolta la decisione da prendere: esiste la maggioranza relativa (la parte maggiore di ogni altra parte), la maggioranza assoluta (la parte superiore a tutte le altre parti messe insieme, ovvero superiore alla metà  -  dei votanti, oppure in altre circostanze dei presenti, oppure ancora degli aventi diritto  - ), la maggioranza qualificata (che nasce dalla necessità di raggiungere una certa percentuale, superiore al 50%, quando la votazione verte su temi di grande rilievo).
     
Che sia la maggioranza ad avere la meglio  -  è questo il principio maggioritario  -  significa che la politica è decisa dalla quantità; il che ha senso quando, in virtù del principio d'uguaglianza, non esistono criteri qualitativi condivisi  -  ad esempio, élites da tutti riconosciute  - , e anche quando si è rinunciato a chiedere che le decisioni politiche  avvengano all'unanimità (come accadeva nell'antica Dieta polacca, o nell'assemblea della Società delle Nazioni).  Il principio maggioritario significa appunto che ciò che ha deciso la maggioranza deve valere per tutti, e che anche le minoranze vi si devono adeguare. Per evitare la tirannide della maggioranza, tuttavia, le dottrine costituzionali moderne hanno sottratto al principio di maggioranza alcuni fattori politici essenziali, come i diritti individuali e le forme istituzionali, che non possono essere negati o variati neppure da maggioranze qualificate.
     
Il principio di maggioranza vale sia quando il popolo elegge  direttamente cariche monocratiche (presidenti o simili) e decide referendum e plebisciti, sia nelle elezioni della rappresentanza politica  -  e qui sono decisive le modalità di formazione della maggioranza, se cioè questa si determina grazie al voto (come avviene con i sistemi elettorali a effetto maggioritario) o dopo il voto,  in parlamento  -   attraverso accordi tra le forze politiche  - .
     
Inoltre, la decisione a maggioranza (semplice o assoluta, secondo i casi) è il modo consueto di funzionamento delle assemblee legislative rappresentative moderne, tanto che si può dire che la lotta elettorale abbia come obiettivo proprio raggiungere la maggioranza in parlamento. Con la maggioranza parlamentare, infatti, si legittima il governo (voto di fiducia)  e si ha la certezza di potere legiferare e di attuare il programma elettorale.  
    
Il ruolo assolutamente centrale della maggioranza nella politica implica che debbano essere chiari il modo con cui si forma, la sua composizione, e i suoi obiettivi. Invece, in questo momento, in Italia, la formazione della maggioranza parlamentare è affidata a una legge elettorale largamente distorsiva della volontà popolare; la sua composizione è del tutto variabile  -  poiché dalla maggioranza uscita dalle urne si sono staccati un anno fa parecchi pezzi, mentre altri sono stati acquisiti, tratti dalla opposizione, e ora  infine pare che ulteriori elementi abbandonino la maggioranza (che così non sarebbe più tale)  - ; e i suoi obiettivi sono misteriosi, dato che ciò che resta di essa è diviso e altamente polemico al proprio interno; oppure sono fin troppo chiari: salvare il premier da una sconfitta e trascinare la legislatura fino a quando una crisi o un incidente di percorso non renderanno possibili le elezioni anticipate senza che si passi attraverso un  governo d'emergenza o d'unità nazionale. Una maggioranza fantasma, quindi, che pensa solo alla propria spettrale sopravvivenza nel Palazzo,  temendo di essere ormai solo minoranza nel Paese.