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Dimissioni

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(dal lat. dimittere, allontanare, lasciar andare). L'atto con cui si lascia  -   o perché lo si chiede, o perché vi si è costretti su richiesta di un superiore  -  un incarico o un ufficio.

Nell'ambito politico, dare, o rassegnare, le dimissioni  -  ovvero, chiedere più o meno spontaneamente di essere dimessi  -  può essere tanto una fuga dalle proprie responsabilità, quanto un'ammissione di colpa, o di inadeguatezza; ma oltre che questa accezione catastrofica, le dimissioni possono anche essere semplicemente l'esito di un cambiamento dei rapporti di forza, il riconoscimento di una sconfitta. Che può essere ritenuta definitiva, nel qual caso le dimissioni sono un exit definitivo; o può invece essere interpretata come momentanea e transitoria: in questa ipotesi, le dimissioni sono un modo per restare in gioco limitando i danni, una via d'uscita momentanea da un passeggio imbarazzante, u…
(dal lat. dimittere, allontanare, lasciar andare). L'atto con cui si lascia  -   o perché lo si chiede, o perché vi si è costretti su richiesta di un superiore  -  un incarico o un ufficio.

Nell'ambito politico, dare, o rassegnare, le dimissioni  -  ovvero, chiedere più o meno spontaneamente di essere dimessi  -  può essere tanto una fuga dalle proprie responsabilità, quanto un'ammissione di colpa, o di inadeguatezza; ma oltre che questa accezione catastrofica, le dimissioni possono anche essere semplicemente l'esito di un cambiamento dei rapporti di forza, il riconoscimento di una sconfitta. Che può essere ritenuta definitiva, nel qual caso le dimissioni sono un exit definitivo; o può invece essere interpretata come momentanea e transitoria: in questa ipotesi, le dimissioni sono un modo per restare in gioco limitando i danni, una via d'uscita momentanea da un passeggio imbarazzante, una strategia d'attesa, in vista del decantarsi di una situazione difficile. Insomma, possono essere un addio o un arrivederci; una resa, una fuga, ma anche un'arma, una minaccia, una forma di pressione, un bluff.

Il significato delle dimissioni è decifrabile a partire dal contesto, e dalla personalità di chi le rassegna. Una cosa è abdicare da un trono, o dal soglio pontificio (molti sono gli esempi del primo caso, ma solo due accertati, quello di Celestino V nel 1297 e quello di Gregorio XII nel 1415, del secondo), che è un atto grave, traumatico, una vera discontinuità quasi mai sanabile o rimediabile. Altra cosa sono, ad esempio, le dimissioni dei governi della Prima repubblica, che erano eventi del tutto fisiologici, interni alla vita politica, che ne veniva scandita e non interrotta: dimissioni tattiche  -   esiti di sconfitte transitorie, di scaramucce, non necessariamente in seguito a voti di sfiducia in Parlamento  - , dopo le quali i dimissionari restavano in gioco o erano pronti a rientrarvi dopo una breve pausa di riflessione. Ancora diverse sono le dimissioni con le quali si innesca la fine di un regime: tipiche quelle che in seguito al voto del Gran Consiglio il 25 luglio 1943 furono attribuite a Mussolini perché il re, accettandole, potesse dimetterlo (e che tuttavia non ne sancirono l'uscita  definitiva dalla politica).

Nell'attuale situazione le dimissioni del primo ministro hanno valenza multipla e contraddittoria: da una parte registrano una sconfitta parlamentare che formalmente non c'è stata  -  benché sostanzialmente e politicamente sia senza dubbio avvenuta  - ; dall'altra  sono state promesse e non ancora di fatto rassegnate  -  benché siano ormai passate in giudicato,  e tutta la politica sia ormai orientata a tentarne una via d'uscita  - . Soprattutto, non è chiaro se siano la fine di un regime 'leggerò (benché pesante nelle sue conseguenze economiche e morali)  -  come sembra probabile  - , oppure se siano solo una via d'uscita per sottrarsi a una fase sfavorevole della vita politica, e un trampolino di lancio per un nuovo impegno politico a breve  -  le elezioni anticipate  - . Un'incertezza sulle dimissioni e sul loro significato che nasce dalla stessa ambiguità politica della lunga avventura berlusconiana  -  formalmente ancora interna a una dinamica politica parlamentare, ma in realtà profondamente connotata in senso personalistico, come  una vera epoca politica  - , e che ne può fare tanto una sconfitta finale, un punto di non ritorno, una svolta risolutiva, quanto invece solo  una pausa in una vicenda che, almeno nelle intenzioni del suo protagonista, e di parte dei suoi seguaci,  non vuole ancora finire.