La Parola

Mercati

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(dal lat. mercari, commerciare). Gli spazi destinati allo scambio di merci; in particolare, i mercati finanziari sono le borse-valori (private o centrali), dove si scambiano, in varie forme, azioni, obbligazioni, titoli di Stato, divise monetarie, capitali.

I mercati consentono l'incontro fra coloro che hanno disponibilità finanziaria e la vogliono investire, e coloro che richiedono capitali per le proprie finalità: questi ultimi emettono strumenti finanziari che vengono acquistati dai primi, i quali così assumono parte dei rischi  economici degli emittenti. Naturalmente, si può uscire dall'investimento, rivendendo, attraverso il mercato, i certificati di credito, a un prezzo che è stabilito dal rapporto fra la domanda e l'offerta, secondo regole e procedure fissate dalle borse e sorvegliate da enti pubblici di garanzia e controllo.
    
In generale, nei mercati finanziari si commerciano beni immateriali invisibili, consistenti in sostituti del denaro; grazie alle comunicazioni elettroniche gli scambi possono avvenire ad altissima velocità (e anche a breve termine, con intenti speculativi), attraverso la mediazione di operatori specializzati (banche d'affari, società finanziarie).
   
I  mercati finanziari hanno rilievo politico indiretto perché il loro andamento è uno dei termometri dello stato di salute dell'economia reale di un Paese, o almeno indica le previsioni degli operatori finanziari al riguardo.  Hanno poi un peso diretto quando vi sono coinvolti gli Stati sovrani; questi, infatti, contraggono debiti emettendo bond (o stampando moneta) per finanziare le proprie attività, e hanno bisogno che qualcuno comperi gli strumenti finanziari che emettono (o che accetti la loro moneta). Quanto più è sana la situazione finanziaria di un Paese, tanto più è facile che i suoi bond vengano richiesti dagli investitori, e perciò tanto più è basso il rendimento che lo Stato offre per remunerare il rischio dell'acquirente; quando invece uno Stato  è, o è giudicato dai mercati, inaffidabile quanto alla capacità di restituire i capitali che gli sono stati prestati, allora per trovare compratori del suo debito deve offrire rese sempre più alte. Il che lo metterà nell'impossibilità di restituire i capitali e  di pagare gli interessi, col risultato che lo Stato fallirà, e i suoi bond non varranno più nulla, o quasi (e quindi non ci saranno capitali per finanziare le attività dello Stato).
    
I giudizì che i mercati, con le loro valutazioni, emettono sulla situazione e sulla politica finanziaria degli Stati saranno positivi o negativi secondo che questi si adeguino, o no, agli standard finanziari richiesti dalla cultura economica dominante nelle istituzioni finanziarie internazionali. I mercati confliggono quindi, in linea di principio, con la sovranità dello Stato (che, del resto, nell'età globale è sfidata da una vasta serie di dinamiche).
   
Questa influenza dei mercati sulla politica genera una diffidenza e un risentimento dei cittadini comuni verso quell'entità impersonale e misteriosa che è la finanza internazionale,  governata solo dalle logiche del profitto e della speculazione, che viene vista come una piovra che strangola i popoli e attenta alla loro sovranità, oppure come un sistema mondiale di usura che si sovrappone all'economia reale e visibile, al mondo della produzione e del lavoro. Diffuse tanto a destra quanto a sinistra  -  e largamente circolanti ai tempi della Grande Crisi del 1929, e in parte anche oggi  - , queste percezioni possono dare vita a estremismi ideologici e a populismi irresponsabili, suscitati e manipolati da alcuni politici  che trovano utile, ai propri fini, costruire un nemico 'esternò da additare al popolo come responsabile di ogni male. In realtà, la politica  -  se davvero lo vuole  -  ha gli strumenti se non per annullare almeno per attutire l'impatto dei mercati sulla vita interna di un Paese con politiche di sana finanza, di lotta all'evasione fiscale, di equa distribuzione dei sacrifici fra tutte le fasce dei cittadini, oltre che con la tassazione (concordata a livello internazionale) delle operazioni finanziarie a breve termine (la cosiddetta Tobin tax).