(dal latino praestringere, offuscare, abbagliare). Il concetto di prestigio ha due valori fondamentali: quello di incantesimo, di magia, che produce un inganno per i sensi; e quello di influenza autorevole. Il prestigio è un fascino che oscilla fra il gioco (appunto, di prestigio), l'apparenza fallace, e la riconosciuta capacità di convincere.
La ricerca del prestigio è una delle molle fondamentali dell'agire umano: indica l'intrinseca relazionalità della nostra esistenza, che ha bisogno di rispecchiarsi nel giudizio altrui, e di orientarlo a proprio favore. In modo particolare, il prestigio dei leader, o di un intero Paese, è una delle poste in gioco dell'agire politico. E può consistere in comportamenti mendaci, in millanterie, in bluff, ovvero nel gettare fumo negli occhi, in esibizioni da prestigiatore; oppure, al contrario, può essere la solida reputazione che nasce da comportamenti che colpiscono l'attenzione degli osservatori non per la loro spettacolarità ma per la loro autenticità e credibilità.
La politica non è solo relazione giuridica fra le persone né solo procedure formali, né solo vita delle istituzioni, e neppure solo potere e potenza: oltre a tutto ciò è anche autorevolezza, fama, affidabilità. Lo sforzo per avere credito (in senso morale ma anche economico) può essere esteriore, ingannevole, declamatorio: può essere la politica spettacolo, l'eterno carnevale - che può dapprima colpire e ammaliare, ma che alla lunga viene scoperta e fa ridere il mondo - ; oppure può essere la dirittura, il mantenere le promesse, il rigore, la sobrietà, l'adeguare le azioni alle parole, la prevedibilità; doti che non sono divertenti ma che non sono neppure noiose: piuttosto, sono serie e generano la fama di serietà.
Insomma, prestigio è tanto manipolare quanto convincere, tanto vanità quanto solida reputazione, tanto astuta destrezza quanto attribuzione di autentica capacità. Una sola parola contiene due opposte politiche: apparire quel che non si è, e farsi rispettare per quello che si è, o per quello di cui ci si mostra capaci. La recente perdita di prestigio internazionale (e di credito, in ogni senso) del nostro Paese è stata determinata dalla politica illusoria e illusionistica di goffi e inetti prestigiatori; la recentissima fiducia di cui godiamo, il passaggio dalla derisione alla considerazione, dall'irrilevanza all'autorevolezza (proporzionata alle nostre possibilità), sono invece i frutti di una politica volta a ricostituire - con azioni concrete, e anche faticose - il patrimonio di credibilità nazionale sciaguratamente sperperato.
La ricerca del prestigio è una delle molle fondamentali dell'agire umano: indica l'intrinseca relazionalità della nostra esistenza, che ha bisogno di rispecchiarsi nel giudizio altrui, e di orientarlo a proprio favore. In modo particolare, il prestigio dei leader, o di un intero Paese, è una delle poste in gioco dell'agire politico. E può consistere in comportamenti mendaci, in millanterie, in bluff, ovvero nel gettare fumo negli occhi, in esibizioni da prestigiatore; oppure, al contrario, può essere la solida reputazione che nasce da comportamenti che colpiscono l'attenzione degli osservatori non per la loro spettacolarità ma per la loro autenticità e credibilità.
La politica non è solo relazione giuridica fra le persone né solo procedure formali, né solo vita delle istituzioni, e neppure solo potere e potenza: oltre a tutto ciò è anche autorevolezza, fama, affidabilità. Lo sforzo per avere credito (in senso morale ma anche economico) può essere esteriore, ingannevole, declamatorio: può essere la politica spettacolo, l'eterno carnevale - che può dapprima colpire e ammaliare, ma che alla lunga viene scoperta e fa ridere il mondo - ; oppure può essere la dirittura, il mantenere le promesse, il rigore, la sobrietà, l'adeguare le azioni alle parole, la prevedibilità; doti che non sono divertenti ma che non sono neppure noiose: piuttosto, sono serie e generano la fama di serietà.
Insomma, prestigio è tanto manipolare quanto convincere, tanto vanità quanto solida reputazione, tanto astuta destrezza quanto attribuzione di autentica capacità. Una sola parola contiene due opposte politiche: apparire quel che non si è, e farsi rispettare per quello che si è, o per quello di cui ci si mostra capaci. La recente perdita di prestigio internazionale (e di credito, in ogni senso) del nostro Paese è stata determinata dalla politica illusoria e illusionistica di goffi e inetti prestigiatori; la recentissima fiducia di cui godiamo, il passaggio dalla derisione alla considerazione, dall'irrilevanza all'autorevolezza (proporzionata alle nostre possibilità), sono invece i frutti di una politica volta a ricostituire - con azioni concrete, e anche faticose - il patrimonio di credibilità nazionale sciaguratamente sperperato.