(dal lat. mediev. burgensis, abitante del borgo, distinto dal contadino e dal nobile). Nel significato oggi più diffuso il borghese è un membro di un ceto medio che va dai benestanti ai ceti impiegatizi e che comprende sia gli industriali, i grandi professionisti, i livelli superiori del pubblico impiego (la cosiddetta alta borghesia) sia una più vasta platea di persone che, in condizioni più modeste, sono tuttavia fornite di qualche bene, di qualche indipendenza, di qualche responsabilità anche se limitata, e di qualche istruzione (la piccola borghesia).
La definizione del borghese è quindi plurivoca, poiché ha una dimensione economica (il proprietario dei mezzi di produzione - secondo Marx - ), una valenza etica (l'uomo la cui vocazione è il fare, l'azione creatrice individuale - secondo Weber e Sombart - ), e un significato politico. Borghesi sono infatti i ceti che si affermano nell'età moderna come i più adatti a governare secondo ragione, scalzando - anche attraverso le rivoluzioni - il potere tradizionale dei nobili e degli ecclesiastici; ma borghese è anche l'uomo medio i cui gusti, le cui esigenze e le cui aspettative sono state il grande bacino di consenso tanto dei fascismi quanto in seguito delle democrazie contemporanee. In certe circostanze progressista e in altre conservatore; audace e innovatore ma anche gretto e conformista; tanto membro delle élites quanto del popolo (ma non del proletariato); il borghese è in realtà una figura complessa e plurima: può essere solo un 'uomo economico', ignaro di tutto ciò che esula dai suoi interessi materiali, ma può essere anche portatore di un ethos di sobrietà, serietà, rigore; può essere l'uomo a una dimensione, corrivamente adeguato ai tempi e alle logiche dei consumi, ma può anche essere portatore di una laica moralità, di spirito civile, di alto e disincantato senso dello Stato; può essere, infine tanto attuale, adatto ai tempi della massificazione e del comando biopolitico su milioni di persone, quanto inattuale, l'ultimo minacciato esponente della soggettività moderna.
Nulla di più ingannevole, quindi, che l'equiparare sotto la medesima etichetta di 'borghesè Berlusconi - cioè l'esponente politico che più di ogni altro ha impersonato la trasformazione della borghesia in un informe strato sociale che esprime interessi soltanto economici, alieno dalla cultura, dalla legalità e dal senso dello Stato - e Monti, che, insieme a parecchi suoi ministri, è l'espressione di un mondo borghese ancora capace di porsi obiettivi etico-politici di alto profilo, di interpretare, anche se da un punto di vista particolare, interessi generali e non immediati. C'è borghese e borghese, dopo tutto; e le diverse figure della borghesia non possono essere confuse.
La definizione del borghese è quindi plurivoca, poiché ha una dimensione economica (il proprietario dei mezzi di produzione - secondo Marx - ), una valenza etica (l'uomo la cui vocazione è il fare, l'azione creatrice individuale - secondo Weber e Sombart - ), e un significato politico. Borghesi sono infatti i ceti che si affermano nell'età moderna come i più adatti a governare secondo ragione, scalzando - anche attraverso le rivoluzioni - il potere tradizionale dei nobili e degli ecclesiastici; ma borghese è anche l'uomo medio i cui gusti, le cui esigenze e le cui aspettative sono state il grande bacino di consenso tanto dei fascismi quanto in seguito delle democrazie contemporanee. In certe circostanze progressista e in altre conservatore; audace e innovatore ma anche gretto e conformista; tanto membro delle élites quanto del popolo (ma non del proletariato); il borghese è in realtà una figura complessa e plurima: può essere solo un 'uomo economico', ignaro di tutto ciò che esula dai suoi interessi materiali, ma può essere anche portatore di un ethos di sobrietà, serietà, rigore; può essere l'uomo a una dimensione, corrivamente adeguato ai tempi e alle logiche dei consumi, ma può anche essere portatore di una laica moralità, di spirito civile, di alto e disincantato senso dello Stato; può essere, infine tanto attuale, adatto ai tempi della massificazione e del comando biopolitico su milioni di persone, quanto inattuale, l'ultimo minacciato esponente della soggettività moderna.
Nulla di più ingannevole, quindi, che l'equiparare sotto la medesima etichetta di 'borghesè Berlusconi - cioè l'esponente politico che più di ogni altro ha impersonato la trasformazione della borghesia in un informe strato sociale che esprime interessi soltanto economici, alieno dalla cultura, dalla legalità e dal senso dello Stato - e Monti, che, insieme a parecchi suoi ministri, è l'espressione di un mondo borghese ancora capace di porsi obiettivi etico-politici di alto profilo, di interpretare, anche se da un punto di vista particolare, interessi generali e non immediati. C'è borghese e borghese, dopo tutto; e le diverse figure della borghesia non possono essere confuse.