La Parola

Appalto

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(dal latino medievale 'apaltus', contratto di locazione). Contratto attraverso il quale una parte, cioè l'appaltatore,  si impegna a svolgere  -  dietro ricompensa  -  un compito che le viene affidato da un committente.
   
La forma tipica dell'appalto vede da una parte un soggetto pubblico (oggi, lo Stato, la Regione, il Comune) e dall'altra una ditta o un'impresa privata che riceve la commessa, che cioè viene incaricata di portare a termine un'opera pubblica o di svolgere un pubblico servizio: ad esempio, costruire un ospedale o una  ferrovia o un aereoporto, produrre un certo tipo di armamento, riscuotere le tasse. Il vantaggio per il soggetto pubblico è di garantirsi l'esecuzione di un'opera o la fornitura di un servizio senza doversi dotare, in proprio, delle strutture tecniche necessarie; per il soggetto privato, invece, si tratta di un'opportunità di lavoro e di guadagno, che si può esaurire con il compimento dell'opera e con l'incasso del prezzo dovuto dall'ente pubblico, oppure con l'esercizio continuativo del servizio o della fornitura oggetto dell'appalto, e con il guadagno relativo.
   
Insieme al regime delle licenze e dei permessi (di edificabilità, di commercio, o simili), l'appalto è uno degli snodi cruciali in cui la politica incrocia l'economia, ovvero in cui il pubblico entra in rapporto col privato, cioè in cui, in linea teorica, il bene comune si realizza servendosi dell'interesse privato. E' evidente la possibilità di abusi, da entrambe le parti: l'appaltatore può essere indotto a eseguire l'appalto in modo scadente, risparmiando sui costi e truffando così la parte pubblica; e questa a sua volta può seguire logiche private, lasciandosi corrompere sia per affidare l'appalto a questo piuttosto che a quel soggetto privato, sia per omettere i controlli (come del resto, nel caso delle licenze, le può concedere arbitrariamente, in cambio di favori economici). Il rapporto fra pubblico e  privato tende insomma a diventare un rapporto illegale fra due privati; e ciò accade quando il privato, l'appaltatore, è avido oltre il lecito, e quando il pubblico, il committente, non è in realtà pubblico, ma è piuttosto anch'esso un privato, cioè un partito, una cricca.
      
Il livello di civiltà di un Paese si misura anche in base alla trasparenza del rapporto fra pubblico e privato, ovvero anche dalla capacità del pubblico di sottrarsi agli interessi dei privati, e di evitare di agire esso stesso secondo logiche private, particolari. Da questo punto di vista, che la Lombardia - che molti hanno giudicato la regione d'Italia più avanzata, cioè oltre che la più ricca anche la più illuminata e civile - sia scossa da un ennesimo scandalo (a base di appalti e licenze) che vede coinvolti, ora, i due partiti della destra, la Lega e il Pdl, come un tempo la DC e il Psi, e come l'estate scorsa il Pd, dimostra che anche lì la politica è comunemente percepita come un'occasione di affarismo da parte prima di tutto dei politici. Ovvero che la logica particolare e illegale che mette il partito sopra ogni altro interesse non conosce confini; e che anche i partiti (primo fra i quali la Lega) nati per affermare le ragioni morali e civili del Nord  contro la (presunta) corrotta Italia romana e meridionale non hanno in realtà sufficiente senso dello Stato o del bene comune o della pubblica utilità per resistere alla tentazione di confondere pubblico e privato in un unico opaco sistema di affarismo illegale. L'antipolitica qualunquistica non è un freno sufficiente per combattere la degenerazione della politica; anzi, l'asseconda con ancora maggiore spregiudicatezza.