Uguaglianza
(dal lat. aequus, uguale, pari). La perfetta corrispondenza fra due entità.
Questione ricorrente nella storia politica occidentale, l'uguaglianza è un termine chiave della politica che si presta a innumerevoli interpretazioni. Può essere riferita alla condizione personale di indipendenza, e allora il suo contrario sarà la subordinazione; oppure può entrare in rapporto con la distribuzione di beni, e allora il problema sarà se l'uguaglianza consiste nel dare a ciascuno parti uguali o invece parti proporzionali; oppure ancora si può cercare di capire sotto quale profilo l'uguaglianza sia desiderabile o esigibile.
Da quest'ultimo punto di vista, si può parlare di una generica uguaglianza di tutti gli esseri umani (tesi stoica, e poi cristiana), oppure della moderna uguaglianza dei diritti naturali degli uomini e delle donne. In questa accezione, l'uguaglianza d…
Questione ricorrente nella storia politica occidentale, l'uguaglianza è un termine chiave della politica che si presta a innumerevoli interpretazioni. Può essere riferita alla condizione personale di indipendenza, e allora il suo contrario sarà la subordinazione; oppure può entrare in rapporto con la distribuzione di beni, e allora il problema sarà se l'uguaglianza consiste nel dare a ciascuno parti uguali o invece parti proporzionali; oppure ancora si può cercare di capire sotto quale profilo l'uguaglianza sia desiderabile o esigibile.
Da quest'ultimo punto di vista, si può parlare di una generica uguaglianza di tutti gli esseri umani (tesi stoica, e poi cristiana), oppure della moderna uguaglianza dei diritti naturali degli uomini e delle donne. In questa accezione, l'uguaglianza d…
(dal lat. aequus, uguale, pari). La perfetta corrispondenza fra due entità.
Questione ricorrente nella storia politica occidentale, l'uguaglianza è un termine chiave della politica che si presta a innumerevoli interpretazioni. Può essere riferita alla condizione personale di indipendenza, e allora il suo contrario sarà la subordinazione; oppure può entrare in rapporto con la distribuzione di beni, e allora il problema sarà se l'uguaglianza consiste nel dare a ciascuno parti uguali o invece parti proporzionali; oppure ancora si può cercare di capire sotto quale profilo l'uguaglianza sia desiderabile o esigibile.
Da quest'ultimo punto di vista, si può parlare di una generica uguaglianza di tutti gli esseri umani (tesi stoica, e poi cristiana), oppure della moderna uguaglianza dei diritti naturali degli uomini e delle donne. In questa accezione, l'uguaglianza di ciascuno con ciascun altro è uno dei più potenti miti politici dell'età moderna, la bandiera di ogni prassi progressista, e anzi è il cuore della democrazia. Il suo significato rivoluzionario sta nel fatto che l'uguaglianza è una lotta contro privilegi e differenze, divenute insopportabili appunto alla luce dell'uguaglianza naturale di tutti i componenti del genere umano, e del conseguente sforzo di realizzarla in concreto come uguaglianza civile, legale e politica dei cittadini.
L'uguaglianza diviene così in età moderna una necessità e un dovere: da una parte è l'esito inevitabile delle dinamiche politiche della modernità, come vide Tocqueville, e dall'altra è l'obiettivo di sempre nuovi conflitti per vincere gli ostacoli che la rallentano (le differenze di genere, di razza, di religione, di ideologia e le disuguaglianze sociali). Intere stagioni politiche ruotano interno alla nozione di uguaglianza, la principale delle quali è concentrata nella costruzione dello Stato sociale, potente motore di abbattimento delle differenze e di ridistribuzione del reddito.
Per superare i rischi che l'uguaglianza sia appiattimento, omologazione, grigiore, le moderne costituzioni democratiche la declinano come uguale dignità dei differenti progetti di vita individuali (a condizione che escludano violenza e dominio); e per scongiurare il pericolo dell'ugualitarismo mortificante, si preferisce oggi parlare di uguaglianza dei punti di partenza, a cui possono seguire ragionevoli differenziazioni dei destini dei singoli, secondo il merito (tesi tuttavia non accettata da tutti i pensatori democratici).
In ogni caso, soprattutto perché è oggi minacciata da grandi differenze sociali e da conflitti culturali e religiosi, l'uguaglianza - almeno come assenza di discriminazione e come rispetto dei diritti civili di tutti, a prescindere da ogni differenza personale - è più che mai un irrinunciabile principio di ogni ordinamento democratico. Da questo punto di vista, che la Cassazione affermi il diritto delle coppie omosessuali a vedere tutelati i propri diritti umani e civili, sociali e affettivi, esattamente come quelle eterosessuali, è una tappa importante dell'opera mai compiuta di democratizzazione degli ordinamenti e della vita associata nella sua concretezza. Se è vero che nessuna tradizione religiosa, nessun pregiudizio, nessuna presunta idea di normalità, deve orientare la vita democratica, e discriminare i cittadini, che avendo tutti uguale dignità sociale hanno tutti uguale diritto a un trattamento uguale, equo, parificato, allora si può dire che l'idea di uguaglianza è ancora capace di muovere la politica, e che ha ancora parecchio lavoro da svolgere.
Questione ricorrente nella storia politica occidentale, l'uguaglianza è un termine chiave della politica che si presta a innumerevoli interpretazioni. Può essere riferita alla condizione personale di indipendenza, e allora il suo contrario sarà la subordinazione; oppure può entrare in rapporto con la distribuzione di beni, e allora il problema sarà se l'uguaglianza consiste nel dare a ciascuno parti uguali o invece parti proporzionali; oppure ancora si può cercare di capire sotto quale profilo l'uguaglianza sia desiderabile o esigibile.
Da quest'ultimo punto di vista, si può parlare di una generica uguaglianza di tutti gli esseri umani (tesi stoica, e poi cristiana), oppure della moderna uguaglianza dei diritti naturali degli uomini e delle donne. In questa accezione, l'uguaglianza di ciascuno con ciascun altro è uno dei più potenti miti politici dell'età moderna, la bandiera di ogni prassi progressista, e anzi è il cuore della democrazia. Il suo significato rivoluzionario sta nel fatto che l'uguaglianza è una lotta contro privilegi e differenze, divenute insopportabili appunto alla luce dell'uguaglianza naturale di tutti i componenti del genere umano, e del conseguente sforzo di realizzarla in concreto come uguaglianza civile, legale e politica dei cittadini.
L'uguaglianza diviene così in età moderna una necessità e un dovere: da una parte è l'esito inevitabile delle dinamiche politiche della modernità, come vide Tocqueville, e dall'altra è l'obiettivo di sempre nuovi conflitti per vincere gli ostacoli che la rallentano (le differenze di genere, di razza, di religione, di ideologia e le disuguaglianze sociali). Intere stagioni politiche ruotano interno alla nozione di uguaglianza, la principale delle quali è concentrata nella costruzione dello Stato sociale, potente motore di abbattimento delle differenze e di ridistribuzione del reddito.
Per superare i rischi che l'uguaglianza sia appiattimento, omologazione, grigiore, le moderne costituzioni democratiche la declinano come uguale dignità dei differenti progetti di vita individuali (a condizione che escludano violenza e dominio); e per scongiurare il pericolo dell'ugualitarismo mortificante, si preferisce oggi parlare di uguaglianza dei punti di partenza, a cui possono seguire ragionevoli differenziazioni dei destini dei singoli, secondo il merito (tesi tuttavia non accettata da tutti i pensatori democratici).
In ogni caso, soprattutto perché è oggi minacciata da grandi differenze sociali e da conflitti culturali e religiosi, l'uguaglianza - almeno come assenza di discriminazione e come rispetto dei diritti civili di tutti, a prescindere da ogni differenza personale - è più che mai un irrinunciabile principio di ogni ordinamento democratico. Da questo punto di vista, che la Cassazione affermi il diritto delle coppie omosessuali a vedere tutelati i propri diritti umani e civili, sociali e affettivi, esattamente come quelle eterosessuali, è una tappa importante dell'opera mai compiuta di democratizzazione degli ordinamenti e della vita associata nella sua concretezza. Se è vero che nessuna tradizione religiosa, nessun pregiudizio, nessuna presunta idea di normalità, deve orientare la vita democratica, e discriminare i cittadini, che avendo tutti uguale dignità sociale hanno tutti uguale diritto a un trattamento uguale, equo, parificato, allora si può dire che l'idea di uguaglianza è ancora capace di muovere la politica, e che ha ancora parecchio lavoro da svolgere.