La Parola

Reintegro

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(dal latino integer, composto di tango, toccare: non toccato). Reintegrazione, ripristino di una situazione o di un diritto, reinsediamento o riammissione di una persona in un ufficio che aveva precedentemente occupato e da cui era stata rimossa.

C'è nel concetto di reintegro una doppia valenza, non contraddittoria: anzi, spesso i due significati del termine sono presenti  contemporaneamente.  Il primo significato è topologico, spaziale: cioè ha a che fare col luogo, col posto. Il reintegro in questa accezione è il ricollocare qualcuno o qualcosa al suo giusto posto. La seconda ha invece a che vedere con l'ontologia, con l'essere: cioè con la riabilitazione, il restauro e la ricostituzione di una integrità, di una interezza, di una pienezza, che erano  state vulnerate ingiustamente.  In entrambi i casi, poi, il reintegro ha a che fare con la giustizia, cioè con l'idea che la reintegrazione  sia la giusta e doverosa riparazione di un torto.

Nell'attuale dibattito politico italiano, il punto nodale della questione del reintegro (ossia della questione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e delle sue modifiche) sta nel fatto che da una tipologia di licenziamento  -  quello individuale, per motivi economici  -  il reintegro verrebbe escluso a priori, e la persona che perde il lavoro può solo essere indennizzata economicamente. Al di là della scarsa incidenza reale di queste fattispecie sulle dinamiche del mercato del lavoro, vi è in ciò un potente significato simbolico, dovuto al ruolo preminente che la Costituzione assegna al lavoro come fondamento della democrazia, del legame sociale, dello sviluppo della persona.

Si tratta di decidere, infatti, se, dato questo suo ruolo, la perdita del lavoro possa essere semplicemente monetizzabile o se non costituisca invece un tale vulnus all'integrità della persona nel suo complesso che debba essere prevista per legge almeno la possibilità (quindi senza automatismi) che la persona venga reintegrata  -  nel senso sia di 'ricollocata al proprio postò sia di 'restituita alla propria pienezza e integrità'  - . Si tratta cioè di decidere se la perdita del lavoro sia solo un danno economico e come tale quantificabile, esprimibile in denaro, oppure se sia invece una disintegrazione dell'essenza sociale della persona  -  che viene di fatto privata di qualcosa che le appartiene essenzialmente e non accidentalmente, il lavoro  - , il che esige che sia possibile una riparazione alla stessa altezza ontologica del danno subito. Insomma, di decidere che cosa sia 'giusto': se calcolare il danno, o se invece ritenerlo incalcolabile e quindi riservare alla magistratura la facoltà  di ripristinare, col reintegro, la dimensione umanistica  (cioè vitale, biopolitica) della vita associata. Questioni teoriche, di principio; e proprio per questo capaci di accendere una tensione politica assai acuta, e di determinare realmente i rapporti di potere nella nostra società.