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Provincia     
 

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PROVINCIA (dal latino ‘provincia’, ambito d’attribuzione di un  ufficio, facoltà di amministrazione e di governo). Dopo essere stata la principale articolazione territoriale del dominio romano, nell’ordinamento italiano la provincia è un ente pubblico territoriale, introdotto fin dall’origine del Regno sulla base dell’esperienza piemontese.
    
Dopo molti passaggi normativi e molte modificazioni geografiche, che – secondo l’avvicendarsi delle diverse fasi politiche del Paese – ne hanno largamente trasformato caratteristiche, funzioni, numero ed estensione (hanno raggiunto il numero record di 110 nel 2004, a partire dalle 59 del 1861), le province oggi hanno competenze soprattutto di promozione, di programmazione e di coordinamento per quanto riguarda gli assetti territoriali (ambiente, rifiuti, trasporti, infrastrutture, protezione civile, edilizia scolastica, ecc.), collocandosi in una posiz…
PROVINCIA (dal latino ‘provincia’, ambito d’attribuzione di un  ufficio, facoltà di amministrazione e di governo). Dopo essere stata la principale articolazione territoriale del dominio romano, nell’ordinamento italiano la provincia è un ente pubblico territoriale, introdotto fin dall’origine del Regno sulla base dell’esperienza piemontese.
    
Dopo molti passaggi normativi e molte modificazioni geografiche, che – secondo l’avvicendarsi delle diverse fasi politiche del Paese – ne hanno largamente trasformato caratteristiche, funzioni, numero ed estensione (hanno raggiunto il numero record di 110 nel 2004, a partire dalle 59 del 1861), le province oggi hanno competenze soprattutto di promozione, di programmazione e di coordinamento per quanto riguarda gli assetti territoriali (ambiente, rifiuti, trasporti, infrastrutture, protezione civile, edilizia scolastica, ecc.), collocandosi in una posizione intermedia fra i Comuni e le Regioni.  Dal 1993 entrambi i suoi organi, il Consiglio e il Presidente, sono eletti direttamente dai cittadini con voto amministrativo.  Con numerosi atti legislativi, fra cui un disegno di legge costituzionale,  il governo Monti ha decretato il progressivo scioglimento delle province, e la devoluzione dei loro poteri ai Comuni e alle Regioni.
     
L’istituto della provincia viene difeso da alcuni in nome della sua legittimità storica, ovvero perché le province sarebbero la vera fonte delle identità e delle appartenenze italiane, di un’Italia profonda strettamente radicata in territori, paesaggi, piante urbane, dialetti e costumi. L’Italia sarebbe insomma costituita da poche metropoli e da cento province, così che l’abolizione di queste la priverebbe di un’articolazione esistenziale necessaria.
   
Ora, ciò può essere in parte vero là dove le province ricalcano a grandi linee gli Stati preunitari (ma la piena sovrapposizione non si dà mai); ma in generale le province lungi dall’essere espressione delle identità locali nascono al contrario come una prima importante  manifestazione del centralismo dello Stato unitario; le province servono originariamente a portare lo Stato sul territorio, a controllare gli spazi civili e sociali, a far sentire la forza del Centro sulla periferia: queste sono le funzioni del prefetto, del questore, dell’ufficio delle imposte, del distretto di leva, della Procura,  del Tribunale, dei reggimenti acquartierati nelle caserme, degli uffici postali, dei licei classici.  Non è lo Stato democratico dei servizi e  del welfare quello che si manifesta nelle province, ma quello del potere, del comando, dell’autorità. Solo col tempo (verso la fine del XIX secolo, e  poi, dopo il fascismo, con l’ordinamento democratico) la provincia diviene un ente territoriale con una componente elettiva, di autogoverno, e non resta solo la proiezione dello Stato sui territori.
   
Le riforme promosse dal governo Monti colpiscono tanto la provincia come articolazione dello Stato (con la riduzione del numero dei tribunali e delle prefetture, ad esempio) quanto la provincia come struttura politica dell’autogoverno locale. Il primo aspetto è una presa d’atto che lo Stato non ha più bisogno di esercitare, con le sue strutture di potere, una presenza fisica sul territorio; ed è quindi un esito della rivoluzione telematica e in generale del progresso che accorcia spazi e distanze. Il secondo aspetto delle riforme, invece, nasce dall’esigenza di realizzare risparmi di cassa a spese, tra l’altro, di quello che oggi appare a molti non come un momento di autogoverno democratico dei territori ma come un  ente inutile, che serve solo da deposito di personale in esubero della Casta, o come un centro di spese e di privilegi ingiustificati; ed è quindi un esito sia della crisi economica sia del deficit di legittimità della politica. La provincia chiude la sua lunga parabola, tutt’altro che trascurabile,  non per un capriccio del destino ma per cogenti motivazioni storiche. Una fine non ignobile, dopo tutto.