Rating
(dall'inglese to rate, valutare, classificare; derivante dal latino ratio, nel senso di 'misura', 'proporzione'). La valutazione di titoli obbligazionari pubblici e privati, di Stati e di imprese, a opera di agenzie specializzate, che ne misurano l'affidabilità o la rischiosità, per il presente e per il futuro.
Fra le agenzie di rating più importanti si annoverano Standard & Poor's, Moody's, Fitch, attive a partire dagli inizi del XX secolo con lo scopo di fornire informazioni attendibili agli investitori finanziari. I soggetti economici che vogliono essere valutati (a pagamento) devono rendere accessibili i bilanci e tutte le notizie sui loro fondamentali economici e finanziari; per quanto riguarda gli Stati, la valutazione calcola anche le evoluzioni del sistema politico.
Un titolo obbligazionario che ottenga un buon rating ha un livello di rischio modesto o nullo; quindi, risulta appetibile dagli investitori, e chi lo emette può pagare tassi di intere…
Fra le agenzie di rating più importanti si annoverano Standard & Poor's, Moody's, Fitch, attive a partire dagli inizi del XX secolo con lo scopo di fornire informazioni attendibili agli investitori finanziari. I soggetti economici che vogliono essere valutati (a pagamento) devono rendere accessibili i bilanci e tutte le notizie sui loro fondamentali economici e finanziari; per quanto riguarda gli Stati, la valutazione calcola anche le evoluzioni del sistema politico.
Un titolo obbligazionario che ottenga un buon rating ha un livello di rischio modesto o nullo; quindi, risulta appetibile dagli investitori, e chi lo emette può pagare tassi di intere…
(dall'inglese to rate, valutare, classificare; derivante dal latino ratio, nel senso di 'misura', 'proporzione'). La valutazione di titoli obbligazionari pubblici e privati, di Stati e di imprese, a opera di agenzie specializzate, che ne misurano l'affidabilità o la rischiosità, per il presente e per il futuro.
Fra le agenzie di rating più importanti si annoverano Standard & Poor's, Moody's, Fitch, attive a partire dagli inizi del XX secolo con lo scopo di fornire informazioni attendibili agli investitori finanziari. I soggetti economici che vogliono essere valutati (a pagamento) devono rendere accessibili i bilanci e tutte le notizie sui loro fondamentali economici e finanziari; per quanto riguarda gli Stati, la valutazione calcola anche le evoluzioni del sistema politico.
Un titolo obbligazionario che ottenga un buon rating ha un livello di rischio modesto o nullo; quindi, risulta appetibile dagli investitori, e chi lo emette può pagare tassi di interesse bassi; al contrario, se un titolo ha una cattiva valutazione, non verrà comperato a meno che chi lo emette non sia disposto a pagare alti tassi di interesse.
Il rating implica che la conoscenza e le informazioni abbiano un valore economico, e possano essere rese note agli operatori perché il mercato, le Borse e le aste dei titoli di Stato, funzioni in modo razionale e trasparente. Quindi è evidente che il rating è credibile se lo è l'agenzia che lo produce; ovvero se questa riesce a sottrarsi alle tentazioni di fornire agli investitori notizie e valutazioni incomplete, distorte, o intempestive, che abbassino o alzino artificialmente il prezzo dei titoli valutati, e che offrano ai pochi bene informati occasioni di guadagno speculativo. E poiché le agenzie di rating sono pagate appunto dalle imprese e dagli enti che esse valutano, non è esclusa la possibilità di conflitti d'interessi, ovvero che le agenzie siano sensibili alle sollecitazioni dei soggetti valutati, o addirittura vogliano guadagnare in proprio dalle loro analisi. Non soltanto, quindi, le agenzie di rating hanno tanto potere (anche se lo stanno lentamente perdendo) che si è parlato di una loro "dittatura", ma di quel potere possono fare anche cattivo uso - com'è appunto avvenuto in alcuni casi clamorosi (i titoli tossici dei casi Parmalat, Enron, Lehman Brothers, e in occasione del downgrading di molti Stati europei agli inizi del 2012), che hanno suscitato azioni penali in Usa e anche in Italia.
Insomma, le agenzie anziché essere giudici informati e imparziali possono anche essere protagoniste dirette o indirette delle guerre economiche globali; nel mondo dominato dalla finanza non solo esprimono l'utopia che esistano algoritmi universali di valutazione che rendano razionale il reale, che trasformino le informazioni in opportunità per tutti, ossia che rendano calcolabile il mercato - e tutto ciò che nel mercato viene fatto rientrare, compresa, arbitrariamente, la politica e le sue evoluzioni - , ma soprattutto anziché contribuire alla stabilità e alla trasparenza del sistema finanziario mondiale lo possono turbare e inquinare. Rischiando così di risultare non 'saperè ma 'potere'; e neppure un potere limpido e controllato, democratico, ma - paradossalmente, data l'ideologia liberista e mercatista che le permea - una forma aggiornata dei vecchi arcana imperii, di manipolazione occulta dell'agire economico.
Fra le agenzie di rating più importanti si annoverano Standard & Poor's, Moody's, Fitch, attive a partire dagli inizi del XX secolo con lo scopo di fornire informazioni attendibili agli investitori finanziari. I soggetti economici che vogliono essere valutati (a pagamento) devono rendere accessibili i bilanci e tutte le notizie sui loro fondamentali economici e finanziari; per quanto riguarda gli Stati, la valutazione calcola anche le evoluzioni del sistema politico.
Un titolo obbligazionario che ottenga un buon rating ha un livello di rischio modesto o nullo; quindi, risulta appetibile dagli investitori, e chi lo emette può pagare tassi di interesse bassi; al contrario, se un titolo ha una cattiva valutazione, non verrà comperato a meno che chi lo emette non sia disposto a pagare alti tassi di interesse.
Il rating implica che la conoscenza e le informazioni abbiano un valore economico, e possano essere rese note agli operatori perché il mercato, le Borse e le aste dei titoli di Stato, funzioni in modo razionale e trasparente. Quindi è evidente che il rating è credibile se lo è l'agenzia che lo produce; ovvero se questa riesce a sottrarsi alle tentazioni di fornire agli investitori notizie e valutazioni incomplete, distorte, o intempestive, che abbassino o alzino artificialmente il prezzo dei titoli valutati, e che offrano ai pochi bene informati occasioni di guadagno speculativo. E poiché le agenzie di rating sono pagate appunto dalle imprese e dagli enti che esse valutano, non è esclusa la possibilità di conflitti d'interessi, ovvero che le agenzie siano sensibili alle sollecitazioni dei soggetti valutati, o addirittura vogliano guadagnare in proprio dalle loro analisi. Non soltanto, quindi, le agenzie di rating hanno tanto potere (anche se lo stanno lentamente perdendo) che si è parlato di una loro "dittatura", ma di quel potere possono fare anche cattivo uso - com'è appunto avvenuto in alcuni casi clamorosi (i titoli tossici dei casi Parmalat, Enron, Lehman Brothers, e in occasione del downgrading di molti Stati europei agli inizi del 2012), che hanno suscitato azioni penali in Usa e anche in Italia.
Insomma, le agenzie anziché essere giudici informati e imparziali possono anche essere protagoniste dirette o indirette delle guerre economiche globali; nel mondo dominato dalla finanza non solo esprimono l'utopia che esistano algoritmi universali di valutazione che rendano razionale il reale, che trasformino le informazioni in opportunità per tutti, ossia che rendano calcolabile il mercato - e tutto ciò che nel mercato viene fatto rientrare, compresa, arbitrariamente, la politica e le sue evoluzioni - , ma soprattutto anziché contribuire alla stabilità e alla trasparenza del sistema finanziario mondiale lo possono turbare e inquinare. Rischiando così di risultare non 'saperè ma 'potere'; e neppure un potere limpido e controllato, democratico, ma - paradossalmente, data l'ideologia liberista e mercatista che le permea - una forma aggiornata dei vecchi arcana imperii, di manipolazione occulta dell'agire economico.