(dal latino eligere, selezionare, scegliere). La scelta, attraverso il voto, dei titolari di una carica da parte di una collettività (il corpo elettorale).
Nei moderni Stati liberaldemocratici occidentali le elezioni sono la via attraverso cui si individua il governo amministrativo locale e, in alcune realtà costituzionali, anche il Capo del governo o dello Stato; ma soprattutto attraverso di esse si forma l'istituzione in cui risiede il potere legislativo, cioè il Parlamento, il quale ha la funzione sia di fare le leggi sia di rappresentare l'unità politica del popolo, realizzando così una sovranità democratica che sostituisce quella monarchica assolutistica. Questa duplicità delle elezioni è sempre presente: da una parte si dovrebbero scegliere persone che abbiano la saggezza e la competenza necessaria a svolgere il ruolo del legislatore; dall'altra si tratta di esprimere una volontà politica unitaria che non necessariamente ha a che fare con la qualità delle persone e che si manifesta nell'adesione a un'idea politica. Nella concreta pratica storica delle democrazie novecentesche l'elezione dei rappresentanti del popolo è infatti mediata dai partiti, che, nel loro pluralismo, mobilitano i cittadini intorno a un programma e presentano i candidati; in questi casi, l'elezione è la scelta soprattutto di un'ideologia politica, anche quando si prevede che i cittadini possano esprimere preferenze.
Di determinante importanza, nelle diverse realtà storiche e geografiche, è stato ed è il diritto di voto (se è concesso in via condizionata - per istruzione e per censo, di solito - oppure se è riconosciuto come diritto civile e politico universale); dirimenti sono inoltre le modalità di espressione del voto (il principio che si è affermato è quello del suffragio individuale segreto su base paritetica: un uomo un voto), e il sistema elettorale, ossia le regole secondo cui il corpo elettorale è diviso geograficamente (sulla base di collegi o circoscrizioni, uninominali o plurinominali) e secondo cui i voti sono computati (con metodo proporzionale o maggioritario, a turno semplice o a doppio turno). In generale, i sistemi elettorali sono diversi in quanto hanno finalità diverse, che vanno dalla rappresentazione il più possibile fedele delle tendenze dell'elettorato (proporzionale) fino all'esigenza di garantire la governabilità (che si ottiene forzando e distorcendo i risultati elettorali con sbarramenti e premi di maggioranza - di partito o di coalizione - , o con il doppio turno, o con sistemi maggioritari di collegio).
Da espressione della sovranità del popolo le elezioni si sono progressivamente trasformate in un esercizio politico in cui si rende manifesto quanto la libertà del corpo elettorale sia di fatto limitata; a parte il fatto che le decisioni politiche non sono più prese in parlamento e che le leggi sono sempre più spesso di iniziativa governativa o di conversione di decreti, le elezioni sono di fatto decise dalla quantità di risorse economiche e mediatiche a disposizione dei partiti. Per di più, secondo la legge elettorale italiana, le candidature sono presentate in liste bloccate, il che trasforma il parlamento in un'assemblea di persone nominate dai partiti e plebiscitate dal popolo. Il quale pertanto sempre più massicciamente si astiene dal partecipare alle elezioni, delegittimando così ancor di più la politica.
Elezioni anticipate che si svolgessero con la vigente legge, per quanto orientate a sventare riforme elettorali inefficaci o discutibili, metterebbero quindi a dura prova la tenuta democratica del Paese: il popolo potrebbe cogliere l'occasione per affermare la propria sovranità non attraverso ma contro le elezioni. Scegliendo di non scegliere i propri rappresentanti.
Nei moderni Stati liberaldemocratici occidentali le elezioni sono la via attraverso cui si individua il governo amministrativo locale e, in alcune realtà costituzionali, anche il Capo del governo o dello Stato; ma soprattutto attraverso di esse si forma l'istituzione in cui risiede il potere legislativo, cioè il Parlamento, il quale ha la funzione sia di fare le leggi sia di rappresentare l'unità politica del popolo, realizzando così una sovranità democratica che sostituisce quella monarchica assolutistica. Questa duplicità delle elezioni è sempre presente: da una parte si dovrebbero scegliere persone che abbiano la saggezza e la competenza necessaria a svolgere il ruolo del legislatore; dall'altra si tratta di esprimere una volontà politica unitaria che non necessariamente ha a che fare con la qualità delle persone e che si manifesta nell'adesione a un'idea politica. Nella concreta pratica storica delle democrazie novecentesche l'elezione dei rappresentanti del popolo è infatti mediata dai partiti, che, nel loro pluralismo, mobilitano i cittadini intorno a un programma e presentano i candidati; in questi casi, l'elezione è la scelta soprattutto di un'ideologia politica, anche quando si prevede che i cittadini possano esprimere preferenze.
Di determinante importanza, nelle diverse realtà storiche e geografiche, è stato ed è il diritto di voto (se è concesso in via condizionata - per istruzione e per censo, di solito - oppure se è riconosciuto come diritto civile e politico universale); dirimenti sono inoltre le modalità di espressione del voto (il principio che si è affermato è quello del suffragio individuale segreto su base paritetica: un uomo un voto), e il sistema elettorale, ossia le regole secondo cui il corpo elettorale è diviso geograficamente (sulla base di collegi o circoscrizioni, uninominali o plurinominali) e secondo cui i voti sono computati (con metodo proporzionale o maggioritario, a turno semplice o a doppio turno). In generale, i sistemi elettorali sono diversi in quanto hanno finalità diverse, che vanno dalla rappresentazione il più possibile fedele delle tendenze dell'elettorato (proporzionale) fino all'esigenza di garantire la governabilità (che si ottiene forzando e distorcendo i risultati elettorali con sbarramenti e premi di maggioranza - di partito o di coalizione - , o con il doppio turno, o con sistemi maggioritari di collegio).
Da espressione della sovranità del popolo le elezioni si sono progressivamente trasformate in un esercizio politico in cui si rende manifesto quanto la libertà del corpo elettorale sia di fatto limitata; a parte il fatto che le decisioni politiche non sono più prese in parlamento e che le leggi sono sempre più spesso di iniziativa governativa o di conversione di decreti, le elezioni sono di fatto decise dalla quantità di risorse economiche e mediatiche a disposizione dei partiti. Per di più, secondo la legge elettorale italiana, le candidature sono presentate in liste bloccate, il che trasforma il parlamento in un'assemblea di persone nominate dai partiti e plebiscitate dal popolo. Il quale pertanto sempre più massicciamente si astiene dal partecipare alle elezioni, delegittimando così ancor di più la politica.
Elezioni anticipate che si svolgessero con la vigente legge, per quanto orientate a sventare riforme elettorali inefficaci o discutibili, metterebbero quindi a dura prova la tenuta democratica del Paese: il popolo potrebbe cogliere l'occasione per affermare la propria sovranità non attraverso ma contro le elezioni. Scegliendo di non scegliere i propri rappresentanti.