Legge elettorale
L'atto normativo che determina le procedure per eleggere un certo livello della rappresentanza (politica nazionale, amministrativa locale, ecc.). La legge elettorale è lo strumento attraverso il quale prendono forma concreta le istituzioni rappresentative; è l'insieme di regole che fanno nascere il corpo politico dal corpo elettorale.
Una legge elettorale è in realtà una scelta, oppure una miscela, fra le grandi famiglie di sistemi elettorali - maggioritario e proporzionale - , e fra le loro molte interne differenziazioni; fra le molte possibili regole di presentazione della candidature; fra le innumerevoli combinazioni di metodi di voto, di distribuzione geografica delle candidature (collegi), di trasformazione del numero di schede in numero di seggi.
In Italia la legge elettorale in vigore dal dicembre 2005 per l'elezione del Parlamento (detta Porcellum perché fu il suo stesso autore, Calderoli, a definirla…
L'atto normativo che determina le procedure per eleggere un certo livello della rappresentanza (politica nazionale, amministrativa locale, ecc.). La legge elettorale è lo strumento attraverso il quale prendono forma concreta le istituzioni rappresentative; è l'insieme di regole che fanno nascere il corpo politico dal corpo elettorale.
Una legge elettorale è in realtà una scelta, oppure una miscela, fra le grandi famiglie di sistemi elettorali - maggioritario e proporzionale - , e fra le loro molte interne differenziazioni; fra le molte possibili regole di presentazione della candidature; fra le innumerevoli combinazioni di metodi di voto, di distribuzione geografica delle candidature (collegi), di trasformazione del numero di schede in numero di seggi.
In Italia la legge elettorale in vigore dal dicembre 2005 per l'elezione del Parlamento (detta Porcellum perché fu il suo stesso autore, Calderoli, a definirla una "porcata") prevede - sostituendo il precedente sistema misto cosiddetto del Mattarellum - un sistema proporzionale (a collegio unico nazionale alla Camera, con calcolo regionale al Senato) con liste bloccate, con soglie di sbarramento differenziate (fra coalizioni e partiti indipendenti), con premio di maggioranza alla coalizione vincitrice (sulla scia della legge Acerbo del 1923 e della "legge truffa" del 1953), e con indicazione obbligatoria del capo della coalizione. La legge - perfetta per Berlusconi, e infatti votata solo dalla maggioranza di destra - produce un forte effetto maggioritario, e al tempo stesso sottrae al cittadino la facoltà di scegliere il proprio rappresentante. I suoi aspetti discutibili hanno fatto sì che sia stata sottoposta a tre referendum abrogativi parziali (nel 2009, falliti perché non è stato raggiunto il quorum), e si siano raccolte firme per un referendum abrogativo totale (nel gennaio del 2012 dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale).
A parole avversata da tutte le forze politiche, la legge Calderoli in pratica è oggi il male minore per i partiti che dovrebbero modificarla radicalmente, sotto la spinta dell'opinione pubblica e del capo dello Stato, che ne teme gli effetti delegittimanti e anti-politici sui cittadini. Tecnicamente un accordo tra le forze politiche è stato raggiunto, con una miscela di collegi plurimi, listini di circoscrizione, soglie di sbarramento al 5% e di premio di governabilità. Ma su quest'ultimo punto c'è conflitto fra il Pdl che lo vuole basso (10%) e a beneficio del solo partito vincitore, e il Pd che lo vuole più alto (15%) e attribuito alla coalizione. Il Pdl infatti non ha ancora trovato un partner con cui coalizzarsi, mentre il Pd - se il premio viene dato al partito e non alla coalizione - deve chiedere a Sel, con cui è alleato, di sciogliersi nel Pd stesso; con presumibile perdita di voti di sinistra verso l'astensione. Si aggiunga che il Pd non vuole le elezioni anticipate a novembre, proprio perché ancora privo di alleati, e frena sulla nuova legge elettorale, senza la quale il Quirinale non scioglierà le Camere.
Il 29 agosto gli esperti dei due partiti si incontreranno di nuovo, ma il problema non è più tecnico: è un nodo politico. In sostanza, infatti, la legge elettorale è ferma perché condiziona le alleanze, e le alleanze non si fanno in attesa della legge elettorale. Una sorta di "comma 22" della politica italiana, che Napolitano sta cercando, finora invano, di risolvere, ammonendo i partiti sull'urgenza di dare all'opinione pubblica un segnale che l'autoreferenzialità della politica può venir meno; che i nodi possono essere sciolti con la buona volontà; che la politica sa anche aprirsi alla polis e non solo chiudersi nel Palazzo. Se ciò non avverrà, si andrà a votare nel 2013 con la vecchia legge, a dimostrazione della irrimediabile debolezza della politica italiana.