La prima cosa bella

di Gabriele Romagnoli

Un film, un gol di tacco, il silenzio di un politico. Storie fuori dal flusso per recensire la vita, in positivo. Dal lunedì al venerdì il podcast di Gabriele Romagnoli su Repubblica

La prima cosa bella di martedì 7 aprile

La prima cosa bella di martedì 7 aprile 2020, in tempo di emergenza globale, è l'emersione dei veri leader a cui affidarsi e il disvelamento dei bluff. Soltanto i più ottusi, quelli per cui esprimere un'opinione una volta significa entrare in una setta e lì restare possono far finta di non vedere. Non è una questione politica, ma di spina dorsale e di quell'organo non secondario che è il cervello.

Puoi essere uno che se fosse nato in America non voterebbe mai repubblicano, ma nelle difficoltà ti sarebbe (e ti è) andato bene Rudy Giuliani, sicuro. Donald Trump? In Inghilterra non saresti mai conservatore, ma avresti seguito Winston Churchill "perché era come si fosse preparato tutta la vita per quel momento", per l'ora più buia (astenersi citazionisti). A che cosa si è preparato Boris Johnson?

Un leader lo riconosci anche soltanto dalla voce. Trasmette coraggio, empatia, visione. Non si affievolisce sul presente, s'intona sul futuro. Non stride, non bofonchia. E' ferma, calda. Ascolta Salvini e Berlusconi, Renzi e Calenda, poi un vecchio discorso alla radio di Churchill o la voce fuoricampo di Andrew Cuomo nel video che invita New York a resistere. Poi quando l'emergenza finisce, il popolo non vota Churchill, non ha votato Giuliani for president, non voterà Cuomo. "Ingrati", disse il medico a Churchill. "Non direi - rispose lui-. Hanno solo passato anni terribili".  E' bello ricevere un grazie. Ma più bello ancora è sapere di averlo meritato. 
 

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/la-prima-cosa-bella/2020/04/06/audio/la_prima_cosa_bella_di_martedi_7_aprile-423010941/

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