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(afp)

La prima cosa bella di lunedì 4 maggio

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La prima cosa bella di lunedì 4 maggio 2020 è chiedere scusa, un'epidemia di scuse, mentre ci si rende conto che ci sono cose più importanti dei motivi per cui si interruppe un rapporto. Pare stia succedendo davvero. Avete sentito il premier Conte scusarsi per i ritardi amministrativi, qualche giornale tedesco farlo per decenni di luoghi comuni sugli italiani. Ma la questione è più estesa, al tempo stesso più banale e più profonda di così.

Sul New York Times appaiono testimonianze di ex che si erano lasciati male e che vent'anni dopo si scrivono non per darsi una rinfrescata, ma per ricordarsi che non tutto era stato da buttare. Si archiviano i torti di artigiani che, anziché riparare, accrebbero il danno. E non furono pagati. E si finì in tribunale. Gli psicologi non sono sorpresi: per loro è naturale che il sospetto di fine vita (individuale o collettivo) induca a sistemare le cose, azzerare i conf…
La prima cosa bella di lunedì 4 maggio 2020 è chiedere scusa, un'epidemia di scuse, mentre ci si rende conto che ci sono cose più importanti dei motivi per cui si interruppe un rapporto. Pare stia succedendo davvero. Avete sentito il premier Conte scusarsi per i ritardi amministrativi, qualche giornale tedesco farlo per decenni di luoghi comuni sugli italiani. Ma la questione è più estesa, al tempo stesso più banale e più profonda di così.

Sul New York Times appaiono testimonianze di ex che si erano lasciati male e che vent'anni dopo si scrivono non per darsi una rinfrescata, ma per ricordarsi che non tutto era stato da buttare. Si archiviano i torti di artigiani che, anziché riparare, accrebbero il danno. E non furono pagati. E si finì in tribunale. Gli psicologi non sono sorpresi: per loro è naturale che il sospetto di fine vita (individuale o collettivo) induca a sistemare le cose, azzerare i conflitti, ripianare l'increspata superficie d'acqua che sono (state) le nostre vite. La questione è complessa e variegata. Un amico mi ha suggerito di dedicarvi una riflessione. Se mai lo farò so dove culminerà: con le forme più nobili di scuse. Quelle che porgi pur essendo convinto, addirittura sapendo, di essere nel giusto, perché hai la certezza che il destinatario valga più di tutte le tue ragioni.