La prima cosa bella di martedì 27 ottobre 2020 sarà Natale a casa Conte. Siccome, nel nostro piccolo, a novembre rispetteremo le regole, ci aspettiamo di passarlo serenamente, come da suo augurio. Niente feste, né festicciole, come ci ha raccomandato. Nessun abbraccio sotto l’albero. Anzi, spegneremo le luci in sala e andremo a celebrare direttamente da lui, a casa sua. Porteremo lo champagne. Berremo non perché ci piaccia, ma per raggiungere quello stato di ingiustificata malinconia in cui la nostra vita ci pare degna di essere rimpianta, o almeno rivangata. Gli regaleremo degli occhialetti rosa da piscina, una foto del nostro amico che se n’è andato a Nowhere e quel libro di Peter Cameron secondo cui un giorno questo dolore ci sarà utile, bella frase che non ha mai voluto dire niente. Apprezzerà. Il mio amico Pierre lo sfoglierà, sorridente dietro la mascherina perché non ha mai costretto né disprezzat…
La prima cosa bella di martedì 27 ottobre 2020 sarà Natale a casa Conte. Siccome, nel nostro piccolo, a novembre rispetteremo le regole, ci aspettiamo di passarlo serenamente, come da suo augurio. Niente feste, né festicciole, come ci ha raccomandato. Nessun abbraccio sotto l’albero. Anzi, spegneremo le luci in sala e andremo a celebrare direttamente da lui, a casa sua. Porteremo lo champagne. Berremo non perché ci piaccia, ma per raggiungere quello stato di ingiustificata malinconia in cui la nostra vita ci pare degna di essere rimpianta, o almeno rivangata. Gli regaleremo degli occhialetti rosa da piscina, una foto del nostro amico che se n’è andato a Nowhere e quel libro di Peter Cameron secondo cui un giorno questo dolore ci sarà utile, bella frase che non ha mai voluto dire niente. Apprezzerà. Il mio amico Pierre lo sfoglierà, sorridente dietro la mascherina perché non ha mai costretto né disprezzato nessuno in nome di valori mortiferi. I convitati rideranno, i telefoni suoneranno. I giochi saranno fatti. Tempi mediocri, insoddisfazione immensa. Qualcuno doveva pur incarnare tutto questo. Il perdurante battito dei cuori coprirà il tamburo dell’ira. Faremo finta di non sentirci. Per questo si dice: un dolore sordo: è quello, a non avvertire noi. Stapperemo. Ci saremo tutti. Tranne quelli che non ci saranno più.